Ricette della tradizione scalvina
Alcune di queste ricette sono state raccolte e trascritte dall'Istituto Comprensivo di Scuola Materna, Elementare e Media della Valle di Scalve - Classe 3° A della Scuola Media di Schilpario - Anno scolastico 2001/2002 - Responsabile Progetto: G. Grassi
I vini sono stati consigliati da Magri Oliviero - Enoteca Bar Imperial - Vilminore tel. 0346 51427

I cibi e le abitudini alimentari degli antichi scalvini - testimonianze e curiosità a cura di Miriam Romelli

La cucina tradizionale non è solo espressione del gusto, ma testimonianza storica degli usi, dei costumi, delle attività e del livello economico che caratterizzarono la vita di generazioni dai tempi più oscuri del passato, fino ad oggi.
Quella della Valle di Scalve era una cucina semplice, assolutamente non sofisticata, umile e basata sull'utilizzo di ingredienti molto semplici, non sempre abbondanti e di prima scelta.
Generalmente dopo cena, d'inverno, la famiglia faceva lunghe pause dai lavori agricoli e si riuniva insieme.
La stalla era il luogo ideale per passare le fredde giornate invernali e le interminabili serate. Era un po' come salotto della povera gente, talvolta perfino un cenacolo, dove si rinsaldavano amicizie e affetti. Nella stalla le donne avevano sempre il cestello del lavoro.
In genere filavano la lana e la stoppa con la rocca e il fuso. Qualche ragazza osava anche ricamare pizzi delicati. Gli uomini passavano il tempo chiacchierando oppure intessendo gerle e cestini. La monotonia delle lunghe serate invernali nella stalla veniva spesso rotta da qualche racconto: storie o leggende che magari duravano parecchie sere con immenso interesse specie dei piccoli. Le famiglie cristiane recitavano sempre le preghiere.
Essa era diviso in due parti: la parte dove veniva allevato il bestiame e la parte dove ci si riuniva tutti insieme.

La polenta

Nel paiolo si pone acqua in proporzione alla quantità di polenta che si vuole ottenere mediamente circa tre litri per un chilo di farina e la si sala; qualcuno lo fa subito, altri quando l'acqua sta per giungere ad ebollizione. Un pugno di sale basta per una polenta ottenuta da un chilo di farina. Quando il primo bollore si manifesta sulla superficie dell'acqua, con una mano si versa a pioggia la farina, mentre con l'altro si mescola rapidamente l'impasto ancora fluido col bastone: in quel momento è importante imprimere all'intera massa un movimento vorticoso e incessante onde evitare la formazione dei grumi che rimarrebbero crudi. Col bastone si rimesta continuamente avendo cura di sollevare dal fondo tutta la massa che progressivamente si addensa sino a formare un insieme omogeneo e coerente.
La cottura necessita in genere di 45-50 minuti: quando viene raggiunta, l'impasto si presenta sodo e compatto nel paiolo. Allora la polenta si stacca facilmente dal fondo e dalle pareti. L'impasto si rassoda ed è raccolto con alcuni colpi dell'apposita paletta di legno, bagnata con l'acqua fredda per impedire che la polenta vi aderisca durante l'operazione. Quindi la si scodella con un colpo deciso sullo tagliere di legno.

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