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PERCORSI E VISITE CONSIGLIATE PER CONOSCERE LA VALLE DI SCALVE
a cura di Maurilio Grassi

Introduzione

Le alluvioni hanno una storia antica
L'antica piana di fondovalle
La frana "Pasquai"
Mi piego …e a volte mi spezzo
Libri di pietra
L'ingegneria naturalistica avanza
Anche il ghiaccio ha fatto la sua parte
L'architettura delle montagne
Del ferro e del fuoco
La storia del pianeta registrata nella pietra
Il ciclo dell'acqua
Il suolo sotto i piedi
Riserva Boschi del Giovetto

L'ingegneria naturalistica avanza (7)

Sistemazione della frana Riina Alta con tecniche d'ingegneria naturalistica

Le rocce che costituiscono la formazione del Calcare di Prezzo, in particolare le marne, sono rocce tenere e friabili che possono essere facilmente soggette a fenomeni di degradazione. Lungo questa linea d'impluvio, favorita dalla pendenza relativamente elevata, l'acqua che vi scorre ha eroso fortemente la roccia provocando l'innesco di fenomeni franosi in corrispondenza delle sponde e della testata.
L'erosione si è impostata, inizialmente, lungo il solco principale e si è poi sviluppata in modo regressivo, estendendosi verso monte, lungo le ramificazioni dell'impluvio e coinvolgendo settori abbastanza estesi delle sponde, in funzione della pendenza locale e delle condizioni di fatturazione e del grado d'alterazione della roccia.
Per contenere il fenomeno, negli anni '50, è stato effettuato un primo intervento di sistemazione con la realizzazione di briglie a protezione dell'attraversamento della strada. Le briglie sono state realizzate con lo scopo di consolidare il fondo e diminuire, localmente, la pendenza, per rallentare la velocità dell'acqua e contenerne la capacità erosiva. Nell'aprile del 1992, a circa 1100 metri s.l.m., a seguito di un periodo d'abbondanti precipitazioni, si è verificata una nuova frana; il materiale è confluito in un modesto impluvio che ha percorso sotto forma di colata detritico-fangosa, asportando parte della sottostante strada posta a 1000 metri. Nel 1993 il Genio Civile ha ripristinato la strada, realizzando un cunettone ed un'adeguata tombinatura, ma nello stesso anno un altro smottamento, significativo, ha fatto arretrare il fronte di frana di circa 40 metri ed il materiale ha ostruito la tombinatura, raccogliendosi sul fondo della strada forestale. 
Da parte dell'Azienda Regionale delle Foreste è stato, successivamente, realizzato un intervento di sistemazione delle sponde e della testata dell'impluvio condotto secondo le tecniche dell'ingegneria naturalistica. In questo modo è stato possibile verificare la validità di queste soluzioni e formare operatori che consentano di continuare, migliorare e diffondere le conoscenze acquisite. (Foto 18)

Il lavoro è iniziato con l'abbattimento di una corona di piante, d'abete rosso, tutt'attorno al ciglio di frana, in modo da alleggerirlo ed evitare sradicamenti da vento. Le numerose piante sradicate presenti nel corpo di frana e nell'impluvio, essendo in parte deteriorate, non è stato possibile utilizzarle e sono state avvallate con la gru a cavo. Con l'escavatore si è proceduto a regolare il ciglio di frana ed alla riprofilatura delle scarpate e della nicchia.
La regimazione delle venute d'acqua è stata effettuata mediante posa di tubi drenanti che confluiscono negli impluvi principali. Contestualmente ai drenaggi a monte della frana si è provveduto a realizzare un fosso di guardia. Per stabilizzare la consistente massa terrosa, proveniente dallo coronamento, sono state realizzate delle palizzate doppie, con funzione anche di briglia, in corrispondenza degli impluvi. Per consentire all'acqua di filtrare, senza creare spinte, a contatto con il terreno sono stati posti dei tubi drenanti ed il primo strato è stato riempito di ghiaione lavato. Le palificate sono state riempite con il materiale del posto, stratificato in sacche di geotessile, dello spessore di circa 50 cm, in modo da realizzare una struttura il cui principio di funzionamento è assimilabile a quello delle terre armate.
Sulla testata, ma soprattutto, sul versante destro, i tratti più ripidi dell'originario ciglio di frana, opportunamente sagomati, sono stati stabilizzati con grate vive. Una modesta parte di queste grate è stata inerbita mediante trapianto di piotte erbose; il resto è stato piantumato con salici e frassino maggiore.
La nicchia di frana è stata adeguatamente riprofilata, ridefinendo secondo linee di massima pendenza, cabalette a cielo aperto a fondo roccioso, in cui defluiscono le acque superficiali fino alla loro confluenza in impluvi naturali. Limitatamente ad alcune porzioni più ripide del corpo di frana sono state realizzate delle cordonate vive, impiegando le talee di salice. Risultati molto apprezzabili sono stati ottenuti nei brevi tratti in cui è stato impiegato del compost di scarti vegetali, distribuito sul letto di posa delle talee. Al fine di una ricostruzione forestale correttamente inserita nel contesto vegetazionale. Nell'area bonificata sono state poste a dimora 1500 piantine di latifoglie comprendenti: frassino maggiore, frassino orniello, acero montano, sorbo degli uccellatori e faggio. Gradualmente, man mano che erano ultimati i lavori di movimentazione della terra e di piantagione, si è proceduto all'inerbimento. (Foto 19)

programmazione: www.scalve.it