Clicca

PERCORSI E VISITE CONSIGLIATE PER CONOSCERE LA VALLE DI SCALVE
a cura di Maurilio Grassi

Introduzione

Le alluvioni hanno una storia antica
L'antica piana di fondovalle
La frana "Pasquai"
Mi piego …e a volte mi spezzo
Libri di pietra
L'ingegneria naturalistica avanza
Anche il ghiaccio ha fatto la sua parte
L'architettura delle montagne
Del ferro e del fuoco
La storia del pianeta registrata nella pietra
Il ciclo dell'acqua
Il suolo sotto i piedi
Riserva Boschi del Giovetto

Mi piego …e a volte mi spezzo. (5)

Dosso, posto di fronte ad Azzone - Aspetti strutturali.

Le rocce di questa parte della valle di Scalve si sono formate sul fondo di un antico mare, tra 250 e 220 milioni d'anni fa, e sono state deformate e sollevate durante la formazione della catena montuosa delle Alpi.
La catena alpina si è originata in seguito all'avvicinamento tra due continenti (1), avvenuto in un periodo compreso tra 130 e 0,5 milioni d'anni fa, il quale ha portato alla chiusura del mare interposto. Con il procedere dell'avvicinamento tra le zolle continentali, le rocce che costituivano il fondale marino, sono state deformate, subendo piegamenti e scorrendo una sull'altra, lungo piani di faglia (2), fino ad essere sollevate ed impilate a formare la catena montuosa (3).
In questa zona della valle di Scalve si può osservare direttamente un piano di sovrascorrimento, lungo il quale le rocce poste alla sommità dei versanti della Valle, e che formano le pareti della Presolana e della Corna Mozza, sono sovrascorse verso sud, sopra le rocce poste in corrispondenza del fondovalle. Sul fianco sinistro della valle, il sovrascorrimento, si sviluppa lungo la fascia che comprende Dosso di Scalve e la strada per Borno, mentre sul fianco destro, è disposto secondo la fascia che comprende la strada del passo della Presolana.
Durante il movimento, le rocce che costituiscono la Presolana e la Corna Mozza, essendo massicce e resistenti, si sono comportate in modo rigido perciò si sono deformate fratturandosi senza piegamenti. Le rocce calcaree e marnose del fondovalle, avendo un comportamento più duttile, si sono deformate, subendo notevoli piegamenti. Pieghe di varie dimensioni interessano le rocce lungo i fianchi della Valle. Pieghe a scala piccola, (pochi metri), si osservano lungo la  strada che porta alla Riserva del Giovetto; pieghe a scala media, (qualche decina di metri), si osservano lungo la strada che da Dezzo porta a Paline, subito dopo il ponte sul torrente Dezzo; pieghe di dimensioni maggiori, (fino al centinaio di metri), sono presenti lungo le pareti rocciose poste subito a valle di Dosso e si possono vedere percorrendo la strada che da Dezzo sale al passo della Presolana. Il movimento di sovrascorrimento si è impostato lungo una fascia di debolezza costituita da rocce dolomitiche e marnose di colore grigio, giallo e nero, molto plastiche, poste alla base dei calcari massicci. Queste rocce, appartenenti alla Formazione di S. Giovanni Bianco, sono state profondamente deformate e fratturate, tanto da perdere la conformazione originaria.
Spesso sono state ridotte a brecce tettoniche di colore giallastro, formate da frammenti minuti nei quali sono ancora riconoscibili resti degli strati marnosi e dolomitici originari. Lungo la strada per il passo della Presolana, all'altezza del bivio per Colere, si  possono osservare le brecce tettoniche giallastre che segnano la presenza del piano di sovrascorrimento. 
Brecce tettoniche si possono osservare anche lungo la strada che da Dosso porta a Paline. (Foto 11)
Da questo punto si vede bene anche il profilo trasversale della Valle che è caratterizzato da una parte superiore ampia ed aperta, limitato dalle pareti della Presolana e della Corna Mozza e, da una parte inferiore, molto angusta, al fondo della quale scorre il torrente Dezzo.
Questa conformazione, oltre che alla diversa resistenza delle rocce, è dovuta anche alla storia morfologica della valle. La parte superiore del profilo corrisponde alla valle modellata dall'azione del ghiacciaio, che ha occupato la Valle nel corso dell'ultima glaciazione (durata tra 600.000 e 10.000 anni fa). L'antico fondovalle glaciale corrispondeva alla zona dei ripiani dell'abitato di Dosso. La parte inferiore del profilo, stretta ed angusta, rappresenta invece la valle fluviale che il torrente Dezzo ha inciso dopo il ritiro del ghiacciaio. (Foto 12) (Foto 13)

programmazione: www.scalve.it