Curiosità meteorologiche della Valle di Scalve

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Analisi delle temperature minime in dicembre (anni 1993-2001)

Rapportando le temperature minime registrate nel mese di dicembre degli anni 1996, 1997 e 2001 si possono riscontrare alcune evidenti anomalìe, come è ben evidenziato nel diagramma. Nel biennio '96-'97 la temperatura è relativamente stazionaria, con una minima di -4 ed una massima di +4. Ma nel dal 24 al 29 dicembre '96 l'escursione termica è notevolissima: 17 gradi! Quindi, dopo solo due giorni risale a -7. La minima del 2 dicembre 2001 scende graduatamente fino a raggiungere i -14 gradi nei giorni 14 e 15. Il giorno 30 è -1 ed in sole 24 ore precipita a -7. Il dicembre del 2001 è stato il più freddo dei corrispondenti mesi degli ultimi 10 anni. Quello del 1997 è stato (sempre mediamente) il meno freddo, mentre nel 1996 la tempertura ha avuto delle flessioni assolutamente anomale.
(dati forniti della Comunità Montana di Scalve. Elaborazione: scalve.it)

Le precipitazioni negli inverni dal 1991 al 2001

Visualizzazione della quantità di precipitazioni rilevate in Valle di Scalve (centrale idroelettrica di Dezzo) nei mesi di novembre-dicembre-gennaio degli ultimi dieci anni. Mentre dal trimestre degli anni 1991-92 a quello del 1997-98 si osserva un graduale aumento delle precipitazioni (fino a 663 mm. nel 1995-96), nei due anni successivi la media pluviometrica è di soli 140 mm. . Considerando una tale media delle precipitazioni nell'ambito di una certa "normalità", balzano all'occhio i dati degli ultimi due anni: il rapporto di precipitazioni da novembre 2000 a gennaio 2001 con quelle dello stesso periodo appena trascorso è di 32 a 1!.
(dati forniti da Ambrogio Ferrari. Ortogramma elaborato da scalve.it)
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Pubblichiamo questo interessante articolo di Agostino Morandi sulle bizzarrie meteorologiche
(da Vilminore Informa aprile 2002)

Articolo tratto da "Vilminore Informa" aprile 2002
“segue il bel tempo et una grande sutta...”
Quando a Teveno si videro tre soli
Bizzarrie metereologiche passate e presenti a confronto: nulla di nuovo sopra e... sotto il cielo. Dall’analisi di un diario settecentesco i capricci del tempo che fu.
a cura di Agostino Morandi

Durante i mesi trascorsi si è assistito ad interessanti dibattiti attinenti i fenomeni climatici, con particolare riferimento alla siccità che ha perdurato per alcuni mesi sulle regioni del Nord Italia. Alcuni titoli raccolti dai giornali: Clima, la scienza vede nero, sarà un secolo senza tregua. Clima, allarme per le Alpi: la neve si ferma più in alto. Verso la fine febbraio: grandi piogge dopo la siccità. Il Nord a rischio alluvioni. Quindi previsioni catastrofiche anche a lungo termine: alcune ricerche prevedono un’altalena di diluvi e inondazioni. Studiosi del Geological Survey sostengono, ad esempio, che la causa delle frequenti inondazioni estreme andrebbe ricercata nei processi di sconvolgimenti atmosferici provocati dal consumo di combustibili. Ricercatori inglesi e svedesi prevedono invece che gran parte dell’Europa centrale e settentrionale soffrirà inverni cinque volte più piovosi durante il secolo appena iniziato. Ma nello stesso tempo, magari a poche centinaia di chilometri, potrebbero crearsi situazioni di endemica siccità. A causa dell’”effetto serra” entro pochi anni potrebbero diventare inutili anche i cannoni artificiali per la produzione della neve. Anche un minimo aumento della temperatura ritarderebbe le prime nevicate e anticiperebbe lo scioglimento delle nevi di due o tre settimane. Il lungo periodo di siccità che ha caratterizzato l’inverno 2001-2002 soprattutto nell’arco alpino, suggerisce alcune considerazioni, anche in relazione ad un inverno di 268 anni fa, descritto in un diario fitto di “memorie” di un simpatico ed intelligente contadinofrerino. Comino (è diminutivo di Giacomo) Morzenti “Peia” era nato a Teveno nei primi anni del secolo e vi muore nel 1736. La preoccupazione per la mancanza di acqua durante l’inverno 1733-34 fu veramente drammatica, anche perché non esistevano i tubi Mannesmann, messi in uso nella nostra Valle all’inizio di questo secolo e che hanno apportato un radicale cambiamento nel campo dell’idraulica. Con essi è stato possibile mettere in atto la captazione e la conduzione idrica da sorgenti distanti parecchi chilometri dai centri abitati. Con le vasche di accumulo è oggi consentito fare anche una discreta scorta. Non è difficile immaginare in quale estremo disagio verrebbero a trovarsi ancora oggi gli abitanti di alcune contrade che non dispongono di sorgenti “perenni”, come Pezzolo e Pianezza. Nel primo caso - nel 1733-34 - si sopperì alla mancanza d’acqua dei “Pozzi” attingendo nel Nembo. Questo in effetti viene costantemente ricordato da Comino, mentre nelle sue memorie non c’è alcun accenno alla situazione di Pianezza. L’autunno e l’inverno appena trascorsi sembrano presentare numerose affinità con il periodo descritto da Comino, e quasi per scommessa (siamo andati in stampa a marzo), vorremmo verificare se anche la primavera in corso sia tempurìda (precoce, anticipata) come quella del 1734, che seguì ad un lungo periodo di siccità. Alcuni scienziati lo sostengono, anche in base a segnali della natura che una branca della scienza vorrebbe ora riabilitare. I merli ed i tordi hanno intonato con notevole anticipo i loro canti d’amore e le gemme di numerosi alberi iniziavano a spuntare anche con temperature inferiori allo zero. In Valle, già dalla fine di febbraio si poteva udire il canto di alcuni uccelli notturni, in particolare il lugubre lamento del cavrobèsol. Quindi la comparsa che è stata registrata nello stesso periodo in animali e piante di manifestazioni tipiche dell’arrivo della bella stagione, fa supporre che la primavera esploda anche con un mese di anticipo rispetto al “normale” calendario.

quei di Pezzolo..
L’estate del 1733 dovette essere abbastanza ordinaria, dal momento che Comino non accenna a particolari fenomeni atmosferici: il 2 settembre termina la raccolta del fieno nei prati di Barbarossa; tre giorni dopo c’è la raccolta del frumento nella Seriola: Comino osserva che è pouco bello, forse a causa della persistente siccità. Alla data del 12 settembre fece un gran vento che fece molto danno. Per il seguito del mese ed in ottobre ottobre tutti sono impegnati nei lavori nei campi e nei boschi; si procede pure all’aratura del terreno nel quale verrà seminata la segale. Il 29 ottobre: terminato di battere il frumento; novembre inizia col bel tempo, ma fa molto freddo. Può darsi che le ultime piogge risalissero ad agosto o all’inizio di settembre; il 4 dicembre Comino riprende la penna e scrive: quei di Pezzolo menano nel Nembo a far beri i bestiami ed a prender l’acqua per far da mangiare, perché i pozzi erano asciutti. All’inizio del gennaio 1734 segue bel tempo, ma fa freddo…non vi è neve, ed i frerini (i lavoranti nelle miniere) di Manina vanno su coi supelli (zoccoli). Le annotazioni sul tempo si fanno più fitte durante il mese di gennaio. Genaro..segue il bel tempo et una grande sutta (siccità) che anche le sortive e valli che in ricordo di uomini vecchi non sono mai suchatte (prosciugate), e quei di Pezzolo devono abbeverare le bestie nel Nembo sopra alla Rasega e per il vitto vanno dentro dalla Scaramasca (ora chiamata Scaramussola, lungo il corso del torrente, che si raggiunge passando dai Pozzi Vecchi) per andar a tor (prendere) l’acqua nel Nembo. Il 10 gennaio fanno merza tre cobie (procedono al taglio del bosco tre coppie) di carbonari nel bagiollo, fanno poiatti (“poiàt”, carbonaie) in Pallaso e vanno in Manina con cavalli et si po’ simar (oltrepassare) che sima (sommità) si volle et anche Giovi, chossa marivilliosa che a Schalve non si vede neve da nisun logo e parte. L’assoluta mancanza di neve permette di affrontare agevolmente qualsiasi trasferimento, anche attraverso i numerosi passi (Giovi) che collegano Scalve con le altre vallate. 18 genaro: chossa marivilliosa che rare volte si son vedutte a levar tre Tre solli (la ripetizione del numero tre è autografa) e continuar tutto il giorno che faceva marivilliare tutti tolendo in mezzo il solle antesesore.
Questa straordinaria visione non sembra però che sconvolga eccessivamente il pragmatico Comino, il quale nutre pure una sconfinata fiducia nella Provvidenza: essa garantirà il buon esito delle semine, soprattutto di segale, frumento e canapa. La vista di tre soli è riconducibile ad un fenomeno atmosferico piuttosto raro, ma certificato da una spiegazione scientifica. E’ la rifrazione, studiata per la prima volta dall’astronomo Tyco Brahe, vissuto nella seconda metà del 1500. E’ un fenomeno ottico che si manifesta quando un raggio luminoso incontra la superficie di separazione di due mezzi trasparenti diversi, consistente in una variazione della direzione di propagazione del raggio luminoso (in questo caso il sole). Anche altri fenomeni atmosferici sono dovuti alla rifrazione, come la Fata Morgana ed il miraggio. All’inizio del 1998 l’amico e studioso Roberto Urbinati aveva segnalato al sottoscritto una lapidaria notizia, non seguita da spiegazione alcuna, raccolta da Internet: nella penisola della Kamcatka, sull’estrema parte orientale della Siberia, si era manifestato un fenomeno identico a quello descritto da Comino nel 1734. Ebbene, Roberto si era impegnato a fornirsi di un eccezionale programma informatico che avrebbe permesso di risalire ad alcune condizioni meteorologiche, come la fase lunare, ecc., verificatesi ben 264 anni prima!. Ma con la sua prematura scomparsa, la curiosa ricerca dovette essere abbandonata. Utilizzando un analogo programma, si è perlomeno potuto stabilire che il 18 gennaio 1734 era in atto la fase di luna piena. Per l’esattezza: era di lunedì e la luna fu sul colmo alle ore tre antimeridiane del giorno seguente. (informaz. di Piergiorgiorgio Capitanio).

con l’aiuto di Dio e dei Santi…
In una memoria senza data, scritta nei primi giorni del gennaio 1734, Comino presagisce un anno terrificante: l’anno presente in più modi gran carestie poche malattie e gran guerre per tutto il mondo che fan maravilliare tutti. Il Pedrini autore della trascrizione – aggiunge: brrr! Perciò forse si son veduti tre soli, mio buon Comino Peia!. All’inizio di febbraio Comino accenna con insistenza alla esasperante siccità; nelle “memorie” del 5 febbraio: quei di Pezzolo continuano a servirsi del Nembo per avere acqua, quindi si vanno i frerini in Manina a piedi tereno (quest’ultimo termine sta sicuramente a significare che non c’è neve). Ed ancora: segue la siccità, e dai Santi (vale a dire dall’inizio di novembre) sin qua non son venute due o tre gelure (nevicate) che appena bagnavano il terreno due dita. Sempre al 5 di febbraio succedono – come d’altra parte previsto da Comino - accadimenti straordinari: si sentono a sbarare i chanoni a Millà (Milano) et bombe o che si sia sino dalli 26 novembre sino al dì d’oggi et ancor seguittano et ben si sentono qui a Teveno in Valle di Schalve. Alla memoria 297: gennaio e febbraio molti incendi di boschi e case.
Notizie sulla terribile siccità giungono anche dalla vicina Valle Seriana, a conferma della situazione drammatica Comino descrive i fatti con un lessico suggestivo e lapidario: 28 febbraio - siccità non mai più vista at asiugar tante fonti che chi da rovetta et da fì andavano dentro al onore per agua giorno e notte a tal segno che vi si ritrovava tanta chalca (ressa) che si sono datti (presi a botte) dicendo viere io davanti di te et anche a Clusono giù alla Vessa facevano il medesimo charicavano con chari di acqua i bovi.” Vessa” sta sicuramente ad indicare la “Spessa”, anche se sappiamo che una delle due sorgenti perenni esistenti nelle vicinanze di Clusone si trova in Valflesch, località adiacente alla Spessa, sotto il Pizzo Formìco. Per maggiore precisione: la zona nella quale esiste attualmente uno stabilimento di imbottigliamento, le “Fonti Pineta”. Ma tornando alla situazione locale, Comino aggiunge: in Valle di Schalve non ne parlo, dirò solo che de n. 20 molini (come abbia potuto contare ben venti mulini in Valle, è veramente un mistero!) ne vanno sollo n. 6… il forno di Sculpario e giù il forno di Barzesto è giù tutto (vale a dire che non dispongono di sufficiente acqua per funzionare) e quindi le fosine di Schalve sono trighe. Fortunatamente noi Teveno la nostra fontana seguitta a mantenermi lagua da mangiare et per alcune bestie ma poche. Le altre vanno alla Sivinalta (Civinata). Al 28 febbraio (1734) proseguono tutte le attività che normalmente vengono sospese, per il freddo e soprattutto per la neve: fanno mersa nelle Pachere (Paghére) e nel Bagiollo…vanno in Manina con chavalli come di settembre….
Nei primi giorni di marzo
segue bel tempo, ma troppo sutto…si incomincia a preparare il terreno per la semina delle biade e si fanno dei solchi anche qui a Teveno da per tutto. Finalmente il 9 marzo arriva la sospirata neve. Con l’aiuto di Dio e de Santi è fiochatto et a bagnato il Teveno, ed era desiderato da tutti. Una “gelura” modesta, che viene immediatamente assorbita dal terreno, ed accompagnata da un improvviso innalzamento della temperatura. Analoga situazione meteorologica si è verificata recentemente dopo la nevicata del 16 febbraio 2002. Nei primi due giorni del mese di marzo 2002, anche in Valle ci sono state una provvidenziale pioggia ed una discreta nevicata oltre i 1500 metri di altitudine. Di conseguenza si sono riattivate alcune sorgenti dopo tre mesi di secca. Intorno alle ore cinque del mattino del 3 marzo si sono uditi numerosi tuoni, mentre cadeva pioggia mista a neve: potrebbero segnalare l’inizio di una stagione piovosa oppure l’avvicinarsi di una primavera tempurìda che pure molti meteorologi hanno annunciato da mesi. Salvo qualche prevedibile colpo di …coda.

ancora fatti maravilliosi…
L’11 marzo (1734) seguita il bel tempo un’altra volta ed a Teveno si mena letame dove si vuole con cavalli (non essendoci più neve). Nei primi giorni di aprile si principia ad arare qui e dappertutto. Dopo la visione dei tre soli, si manifestano altri fatti prodigiosi: il 5 aprile succede una cosa marivilliosa che qui anche a Teveno di sera si sentono i cri ceu (ossia) saltamartì che sono sollo solitti a chantare di maggio et è tenutto per una maravillia. Continua ancora il bel tempo, ma troppo sutto. Un’altra constatazione straordinaria viene fatta il 23 aprile; Comino, dopo aver terminato l’aratura, si reca a Vilminore, forse per comprare qualche attrezzo o delle sementi: la memoria 315 viene stesa in forma notarile, quasi a certificare l’assoluta veridicità della notizia. Io Comino fu Stefano Morzenti di Teveno det Peia vidi et tochai con mani spiche di seghale in S. Charlo ceu bares chosa asai marivilliosa et vi era presente M. Stefano fu Tomaso Romeri di la Nona et era il Venerdì Santo adì 23 aprille e il venerdì l’anno corrente e il 1734 adì 25 detto Pasqua e S. Marco. Pasqua più alta et rare volte vedutta adì 25 aprile.
Nello stesso anno Comino procede alla mietitura il 28 luglio e commenta: raccogliesi la segale, ed è una meraviglia. Ed una conferma che la primavera del 1734 fosse precocemente anticipata viene dal fatto che l’anno seguente - sempre a Teveno- la segale viene raccolta a metà settembre, insieme con il frumento che era stato seminato ad aprile e maggio.

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