www.scalve.it

Le Memorie storiche sulle opere d'Arte antiche site nella Valle di Scalve 
comunicate alla Regia Soprintendenza  1914
 
a cura della "Biblioteca Comunale di Vilminore" - trascrizione: Duci Simona 

Comune di Vilminore

Chiesa Plebana Arcipresbiterale di S. Pietro Ap.o e di S.M. Assunta
Sussidiaria di S. Lorenzo in Pianezza
Chiesuola delle RR. Suore della Carità
Chiesuola di S. Carlo patronato Albrici
Chiesuola della Pieve, nel luogo dell'antica
Parrocchiale di S. Giorgio in Vilmaggiore mutata in quella della SS. Trinità
Sussidiaria di S. Giorgio
Parrocchiale di S. Andrea

Chiesa grandiosa fondata prima del 1690, non se ne conosce l'architetto. E' arcipresbiterale plebana e, risulta dall'unione dell'Antica Pieve e della Parrocchia di S. Maria, entrambe soppresse e distrutte.
L'unione delle due Parrocchie, quella della Pieve col titolo di S. Pietro Ap. e quella di S. Maria Assunta avvenne con atto 23 febbraio 1691 sotto il Vescovo Giustiniani. La nuova Pieve ha così, riunito entrambi i titoli di S. Pietro e di S. Maria Assunta. Sorse la nuova Pieve su fondi donati dai Capitanei di Scalve e precisamente dove sorgeva il Palazzotto del Cav. Tomaso Capitani, che per le costui sceleratezze fu distrutto nel 1628 per ordine di Venezia ed a spese della Comunità.
Sorta la nuova Pieve, i Capitani di Scalve donarono anche la propria casa domenicale in Ponno all'Arciprete, onde ne usasse come canonica, alla detta casa era annesso il brolo dove l'Arciprete Palamini, verso il 1850 costrusse la nuova Canonica, vendendo poscia i di lui successori versori, l'antica in Ponno; un po' incomoda, ma con comunicazione sotterranea colla chiesa. Tale comunicazione appartenne forse alle vie secrete che comunicavano fra loro gli antichi fortilizi, o castello di Ponno colle case dei Signori Capitani, annesse. E' anche forse opportuno notare che la antica Pieve era una Parrocchia gentilizia la cui giurisdizione Parrocchiale era sopra determinate famiglie di Vilminore, di Vilmaggiore, di Barzesto e forse d'altre terre ancora. Siccome i Capitani di Scalve appartenevano alla Pieve, così essi trovarono di gran comodità che la nuova Pieve sorgesse ad essi vicina, e fu forse la ragione che li spinse al munifico dono di casa, brolo e fondi per la chiesa ed ampio sagrato intorno.
Dall'unione fatta nel 1691 ne venne che la nuova pieve riuscisse ricca di capitali, fondi e Cappellanie, e di non pochi arredi sacri.
Non sarà fuor di luogo fare un cenno di quanto s'é potuto trovare circa la forma e l'ampiezza dell'antichissima pieve, che doveva essere un vero monumento per la Valle. Invece non se ne fece nessuna descrizione prima di diroccarla.
Negli atti del Notaio Guidotto Capitani si é trovato che nel 1527 fu convenuto di rafforzare l'Antica Plebana mediante due piloni di vivo in fondo alla chiesa con relativa arcata pure di vivo con belli ornati, a lato della Cappella di S. Giò: Battista.Un pilone sul lato di mattina, l'altro sul lato di sera e il rispettivo arco da mattina a sera e per tal modo si comprende che la chiesa era orizzontata a mezzodì come l'attuale Chiesina. Se poi questi piloni ed arcata con ornati, dovevano essere di vivo con ornati, pare si debba concludere che anche il resto o parte della chiesa fosse pure costrutto in tal modo - Inoltre l'antichissima Pieve per servire a tutta la Valle doveva averne la capacità e questo si prova dalla dichiarazione fatta dai parrocchiani, nel 1688, quando S. Maria voleva sottrarsi, dalla Pieve per il Quaresimalista pagato dalla Comunità.
Di più se badiamo al pulpito che é nella nuova, all'altar maggiore che é a Teveno, alla sedia del celebrante che é a Vilmaggiore, troviamo anche in queste opere l'idea di essere state allogate in un'ampia chiesa - I documenti rimastici seguono non poche riunioni e assemblee della Valle (allora detti Sindicati) fatte nella chiesa della Pieve. Tali sono quelle del 1195 pel Borgo di Scalve, altra nel 1202 per la divisione con Bondione, altre portate dal Padre del P.Calvi nel Campidoglio de Guerrieri, quando accenna alla ribellione degli Scalvini al giogo dei Capitani di Scalve nel 1222, per causa che essi aveano ottenuta dal Vescovo la Signoria della Valle. Riunioni generali nella Pieve si ebbero nel 1372 per la formazione dello Statuto, altra nel 1375 per la costruzione del Palazzo della Comunità - Anche nel 1447 altra assemblea generale alla Pieve pel compromesso tra la Valle ed i Capitanei, di Scalve col quale soltanto, essi entrarono, mediante oneri, a far parte degli originari della Valle ecc. ecc. Dunque pare si debba ritenere che la Pieve doveva essere una ampiezza adeguata e al titolo di Pieve ed alla vasta giurisdizione abbracciante Bondione Fiumenero e Lizzola.
Porta principale della nuova Pieve, dice la tradizione, che fu adottata quella che il Sig. Gelmino Capitani, aveva fatto allestire pel suo palazzo che stava fabbricando in Vilminore, grandioso, e che per la sopravvenuta morte nel 1694? fu abbandonata l'idea dagli eredi, e fino ai giorni nostri se ne era serbata intatta l'ala di sera, e che i nob. Masperoni attuali proprietari, adottarono ad uso Albergo riducendone i piani, e togliendone ogni grandiosità interna ed esterna come si vede, a togliere della cornice di finimento al tetto - E' costruzione barocca, ma grandiosa ed elegante - Corona il portale una statua della B.V.I. che si crede del Calegari posta in una nicchia. Anche le due porte laterali sono in vivo ben lavorate sullo stesso gusto, ma senza colonne. Le imposte a due battenti in noce sono ornate da intagli a rillievo, gusto barocco del 1700.
Entrando in chiesa si ravvisa l'ampiezza e una certa ricchezza di un tempio di gran considerazione per dorature, gli affreschi e numerose tele di egregi autori. - Affreschi in numero di 5 del nostro Albrici Arrigo, due nella parete di destra fra le cappelle dei Santi Protettori di Valle e S. Giuseppe, altre fra questa e S. Caterina; sinistra, uno fra la cappella di S. Antonio di Padova e quella del Rosario, altro fra questa e quella di S. Salvatore; il quinto in ampio rettangolo sopra la porta principale, che è il martirio di S. Pietro e che dagli intendenti era ritenuta l'affresco capolavoro dell'Albrici - L'ignoranza poi dei reggenti lo fecero però deturpare con un ristauro da un Guglielmo Brighenti da Clusone pittor di stame goffo (fratello del pittor Giò: Brighenti) l'ignoranza e la stoltezza del quale a infamia propria fecero che vi lasciasse data 1854 e il nome del ristauratore in un angolo del grande Affresco - I soggetti sono La Nascita di M.V.; La Purificazione della stessa al Tempio; altro la pesca evangelica di S. Pietro; l'altro S. Pietro che riceve le Chiavi.
Tele - Di fianco al predetto grande Affresco si ammirano di tele una di S. Francesco d'Assisi che si ritiene di buon pennello, l'altro della B.V. pure di qualche valore.
- Cappelle - La prima a destra di chi entra dalla porta principale é dei S. Gaetano, Chiara e S. Defendente deliberati fino dal 1480? Protettori di Valle nella tela che porta anche lo stemma della Valle di pennello non ordinario, proveniente dall'antica Pieve, che ha tutto il carattere di classicismo e di grandiosità.
- La seconda cappella é dedicata a S. Giuseppe di buon pennello, che lo si vuole del Cifrondi, ma lo si direbbe più recente.
- La terza costituita da un monte di marmi, ma di non fine lavoro, con colonne di ochialino a spira e recante in cimasa lo stemma Albrici che ne ha il patronato, é dedicata a S.Caterina raffigurante lo sposalizio mistico, è una tela classica d'ignoto, ed é sempre dubbio il migliore di tutto il tempio.
- La prima cappella a sinistra di chi entra é dedicata a S. Antonio di Padova che Maironi lo dice del Paglia.
- La seconda é dedicata al Rosario ove si custodiva una insigne statua del Fantoni, ma che forse é stata ad altri ceduta.
- La terza é dedicata a S. Salvatore, patronato dei Capitani, la cui pala é bel lavoro del nostro Arrigo Albrici, lavorata in Bergamo nel 1763-67 e rappresenta la Trasfigurazione, costò scudi 65 come da scrittura 13 luglio 1763; contiene n. 7 figure. Fu benedetta dal Padre Don Tomaso Rivellino carmelitano 22 ottobre 1767 ciò si rileva dai libri del Patronato, contrariamente a quantò stampò il Da Ponte nell'Odeporico, III pag. 229 che la dice bell'opera del Cifrondi.
- Nel Presbiterio e nel coro sono cinque grandi tele - Nell'Ancona l'Assunzione, che Da Ponte dice del Raggi il giovane, ai lati di questa la Presentazione di Maria al Tempio, a destra di chi guarda, la morte di Maria a sinistra, opere del Capella dice il Da Ponte. - La morte di Maria era una tela rovinata dalle vernici, screpolate; ma fu benissimo aggiustata dal pittore Volpi di Lovere, aiutato dalla propria figlia pittrice, che fece la parte principale - Questo avveniva intorno al 1895. Di seguito verso la balaustra a destra la Caduta di Simon Mago, a sinistra la guarigione dell'infermo alle porte del tempio operata da S. Pietro, due belle tele del nostro Albrici, celebratissimo nei quadri di pigmei. Nel volto le medaglie sono del Raggi, (vedi Da Ponte Odeporico III Pag. 229), fatta eccezione, della tela del grandioso copricielo rappresentante l'Eterno Padre che è pregiata opera dell'Abbate Don Giò: Albrici figlio del pittore Arrigo - Quest'Abbate, ha pur fatto il disegno del copricielo misto di barocco e di impero, (...)
L'Altare Maggiore in marmi pregiati, é opera dei Fantoni, e fu deliberata dai Parrocchiani, su proposta dell'Arciprete Acerbis l'anno 1740. Questa magnifica opera dei Fantoni fu mutilata avendone tolti molti putti che la popolavano nelle sommità i quali furono dispersi, e murati per le case dei privati, pare specialmente sotto l'infelice reggimento dell'Arciprete Milesi, che distrusse molte cose nella Plebana che la decoravano riccamente ed artisticamente - Tra queste cose noterò nel Presbiterio l'antico banco del Podestà deliberato dalla Comunità per onorare il Podestà nobile Antonio Terzi che resse la Valle nel 1689-90. Avvenne, che egli in attesa di un battesimo questo Podestà cercasse per come madre la rappresentanza della Valle, la quale accettò ed in S. Maria atti 29 gennaio 1690 fu solennemente fatto il Battesimo. Il Consiglio della Comunità in segno di deferenza deliberò
a)che fosse fatto il ritratto del Podestà,
b)che sulla porta del Palazzo fosse posta l'arma Terzi
c)che sul presbiterio della Pieve fosse posta una sedia e banco del Podestà. Il neonato ebbe nome Giuseppe poi detto Alessandro, che fu poscia quel letterato minor conventuale Alessandro Terzi, che fu lodato dal Vaerini, dal Da Ponte e da altri, come distinto oratore e illustre letterato (V. Cronologia dei Podestà Zib. Q) (La famiglia Terzi, brigò poi tanto che la comunità annuì di cederle il ritratto.
Il banco che dopo d'aver durato un pò di tempo nell'antica Pieve, fu trasportato nella nuova, e non venne distrutto che verso il 1890 dall'Arciprete Milesi. Se ne dolsero vari Pretori, che se ne servirono nelle funzioni fino che vi fu conservato.
Venne pure distrutta una sedia del celebrante la quale portava gli emblemi intagliati delle parrocchie soggette alla Pieve comprese quelle di Lizola, Bondione e Fiumenero.
- Vi si osserva l'antico pulpito in noce lavoro indubbio del 1600; infatti in un antico registro partita, del 1672 si trova che lavorò le statuette del pulpito un Carlo Ramus fu Giò: Batt.a da Edolo - Vi fa pure la coda del pulpito con teste d'angeli. (Si presume, che, allora undicennee, il nostro Picini sia stato allogato col Ramus dal Parroco di Nona, che era dei Capitanio).
Il pulpito però sia pure con le statuette in giro e la coda con teste di cherubini del Ramus del 1672, é fattura di Domenico Colombo di Lugano abitante a Tirano e di Giò: Gazi, tedesco abitante a Careno in Valtellina, e sono opere fatte eseguire dall'Arciprete Bernardino Grassi, Ghislet nel 1611, come annota il detto Palamini in una memoria del Grassi (Vedi copia nel Zib. F pag. 250).
- In fianco alla plebana vi ha la chiesetta dei Disciplini bianchi, che dall'Arciprete Milesi, verso il 1890 ha convertito nella cappella di Lurdes Quivi una bella tela di S. Francesco d'Assisi, lo stesso Arciprete ha confinato in fondo alla chiesa e impicciolita - Non credo che S. Francesco possa esser più ben rappresentato come il poverello d'Assisi.
- In una nicchia poi di detta Chiesina che era molto ben ornata di stucchi dorati si conservava una Madonna di Loreto di vivo macigno e che la popolazione considerava come di pregio e di devozione. Il Milesi le mutò nicchia e distrusse quasi tutti gli ornati dorati - La statua è certamente di antica data trasportatavi o dalla Pieve o da S. Maria.
- La plebana di Vilminore é ricca di argenteria, di ganzi e stoffe preziose.
- Noterò i vasetti antichi dell'olio Santo portanti lo stemma della Valle inciso, un orso passante fra tre abeti.
- Per le Quarantore si serve di un apparato, gusto dell'impero, dorato recante in vetta un bel pellicano; si dice che sia la cimasa di più grandioso apparato.
- In Vilminore, magione antichissima della nobiltà Albrici e Capitani di Scalve, conserva ancora parecchie torri incorporate e mozzate con le case; e parecchie case con finestre bifore e trifore che si vanno distruggendo vandalicamente - La fama di S. Bernardino, ha fatto sì che in alcune case fossero dipinti prodigi da lui operati, ma non si ha prova che sia stato in Valle - La Vicinia durante il 1400 vi aveva eretto una chiesa poggiandola sopra il Voltone della vetusta fontana, e le ultime vestigia della chiesa e del campanile furono distrutte soltanto nella seconda metà del secolo XIX.
- Nelle Fazioni Vilminore era prevalentemente Guelfa, ma non vi mancarono dei fieri ghibellini e si trova memoria di beni confiscati, e di ghibellini ridonati all'antico splendore come ne fan fede i documenti e le storie di Bergamo (Ronchetti, ecc.).

- Il Palazzo del Podestà merita pur un ricordo, sia per la parte antica, come per parti aggiunte nel 1500 e 1600 - Prospetta sulla Piazza detta fino al 1500 del Malconsiglio con portico vetusto nei cui pilatri; sono infitte le catene della famosa berlina - Sulla facciata é firmata una pietra su cui si legge: Siste viator // Lege et disce // Funest // Super lapide // Bannitorum capita //Reponuntur.
Sotto sporge una pietra a modo di mensola su cui poteva riporsi il capo reciso del giustiziato. Internamente trovansi alcune prigioni, che danno l'idea della terribile giustizia minacciata da Venezia. Sono vere e proprie prigioni di stato con finestruccie ad inferriate doppie e con tale apparato e armature interne di sicurezza da fare spavento. Sono arnesi del 1500. Tutti questi arnesi di giustizia sono coseguenza dell'ampia giurisdizione dei Podestà stabilita ab antiquo fino alla pena capitale, come ancor si legge nell'antico Statuto.
- Nella sala delle udienze si conservano alcuni ritratti di Podestà in veneto costume, i quali erano annualmente tratti dal Maggior Consiglio nobile della Città. Forse il più delle volte veri parassiti, sfruttatori della Valle, non rifuggenti dal peculato, dalle estorsioni, d'ogni natura dai mal capitati giudicabili e giudicati - Tacerò gli esempi, che potrei recare per non offendere l'amor proprio ed il decoro dei discendenti, superstiti, in città e fuori.
- Si deve anche segnalare due artistiche cornici del nostro Piccini di Nona entro le quali sono posti i ritratti di due Podestà.
- Nella sala delle udienze e dei dibattimenti si conservano N. 8 ritratti di Podestà del XVIII secolo in costume veneto, uno in fondo alla sala dentro apposita cornice, in mezzo a due altri ritratti, si crede di Fra Galgario tanto é naturale in faccia e nel costume - Vi sono pure due ritratti due pretori recenti, dopo il 1860. Se avessi i mezzi, li farei fotografare per conservarne la memoria. Vi sono pure due cornici di Picini che adornano due dei detti ritratti che pure meritano considerazione.
- Anche il salone delle antiche Assemblee con un amplissimo camino ed un poggiolo a ringhiera in ferro battuto del 1650 circa fatto per la nascita di un Morelli figlio del celeberrimo Dott. Gregorio Morelli, che era stato insignito della nobiltà imperiale da Massimiliano d'Austria.
- Prima di lasciar Vilminore credo anche di accennare che nelle case Albrici esistono parecchi ritratti, di distinti personaggi di famiglia, illustri, nelle scienze nella religione nelle leggi. Piacemi segnalare quello del Giudice Dott. delle leggi che fu Pretore o Podestà di Romano nel 1437 e di Brescia nel 1444. Non sembra l'originale, ma una buona copia, serba il costume dell'epoca, non sfarzoso, ma bello e severo come la fisionomia concentrata del personaggio (agg.: alle leggi, al digesto, alla Pretura).
- Non può essere superfluo ricordare allo studioso anche il piccolo archivio dei Nobili Masperoni ereditato dai Nobili Capitani di Scalve che contiene oltre 150 pergamene, lettere e registri, ed altri manuscritti degli antichi Capitanei di Scalve dal secolo XIV in poi - Se non é di diretto interesse storico generale, lo é per lo studio della famiglia dei Capitanei. Ai documenti di famiglia erano uniti molti mobili di lavoro sceltissimo in noce, ma questi per una inezia sono stati venduti, dall'Agente G.S. annuenti s'intende, i padroni nobili Ma speroni.

****

Santella di S. Giuseppe alle Fucine - E' il transito copiato non so da chi più, forse da un Gatti di Cremona, é però un fatto che la testa del morente S. Giuseppe é di una verità tale che , credo, nessuno, potrebbe superarla. E' stata aggiustata dal pittor Volpi da Lovere una fessura che fra altro divideva la testa dall'alto in basso. Il restauro non riuscì male, ma non é.più perfetta. Segno questo transito perché per la detta testa io opimo che sia in frescatura il capolavoro di Giò: Brighenti. Costui studiò sotto il Diotti all'Accademia Carrara. Nacque a Clusone nel 1782, ivi morì nel 1861 - lasciò anche assai cose in Val di Scalve tanto in olio con in fresco quasi in ogni parrocchia.

Chiesuola delle Suore della Carità. Questa chiesuola é di recente costruzione (1885 circa). Si occupò parte della casa dei Signori Tagliaferri, delle quali fanno parte il Convento e le masserizie a sera della chiesuola - Anche i Tagliaferri furono eredi di parte della sostanza dei Signori Capitani di Scalve passata prima in Casa Soldi e da questa parte ai Sigg. Tagliaferri e parte all'ospedale di Vilminore per testamento di Marta Soldi del 1805.
Ricorderò in questa chiesuola un altare alla B.V. Bambina con urna ed altri intagli dorati, opera del nostro intagliatore Davide di Giuseppe q. Giò: Antonio Albrici - Manca di Architettura né si deve far cenno di putti, che non han (sugo) né disegno né esecuzione di putti che l'intagliatore Davide non ha studiato, ma non vi sono intagli ad imitazione del Picini e dei Fantoni che si possono dire belli.

Sussidiaria di Pianezza S. Lorenzo (Vedi aggiunta) - Non ha nulla di nuovo cioé nulla che meriti considerazione - Dedicata a S. Lorenzo, ha la tela che lo rappresenta, opera di Giò Brighenti da Clusone.

S. Carlo, patronato Albrici - Costruita appena prima del 1616, se in quest'anno la denuncia al Vescovo il padrone Giò: Battista Albrici, come fabbricata, ornata e dotata sue spese perché resti diperpetuo giuspatronato della famiglia - Possedeva bellissimi merletti buoni addobbi, e la grande statua in gesso di S. Carlo allogata nella nicchia sopra l'unico altare. E' munita esternamente di un portico il cui volto é affrescato, ma non credo di valore artistico ( Atti del Not. Gerolamo Ceresolo, Cancell. Ep.le).

Santella in Val di Croce - Non lungi che forse 200 metri avvi un saccello colla deposizione dalla croce in gesso, opera del Pittore Arrigo Albrici, con bei freschi nel volto, ora tutto o quasi tutto rovinato da inetto imbianchino comandato dai patroni scesi alla condizione di contadini, agiati, non sentendo caldo per l'arte.

Pieve Antica (Vedi aggiunta)- La Pieve antica distrutta non conserva che un chiesuolo che si vuole costrutto da un Sig. Albrici che ottenne un prodigio dai morti della Pieve - Questa chiesuola dedicata come l'antica a S. Pietro in Vinculis é anche orizzontata come l'antica - Ha una bella tela di Arrigo Albrici che rappresenta S. Pietro liberato dai ceppi da un angelo. A fianco della chiesuola sorge, sembra soltanto un avanzo della vetusta canonica, sulla quale dal lato verso mattina molto bene in vista dei passanti, il dotto Arciprete Giacomo Palamini (+ 1865) 

****

SS.a Trinità in Vilmaggiore, già Parrocchia matrice di S.Giorgio - E' una costruzione incominciata nel 1585 per ordine del Vicario g.le Salomoni, in conseguenza di un prodigio avvenuto sulla pubblica via avanti un Saccello del SS.o Crocisso - L'affresco fu incorporato nella chiesa, ma che per inconsulti ed inetti ristauri non é più forse-possibile giudicare del merito artistico del dipinto - Ordinata come ho detto, la costruzione di un ("Gesiolo") con misure prestabilite, e che ancora oggigiorno corrispondono all'attuale presbiterio, tosto di quegli stessi anni, su disegno di un ingegnere di Lovere a quel Gesiolo fu aggiunto un corpo di chiesa con due cappelle una per ciascuna delle pareti laterali e con termini al Gesiolo ora presbiterio.
L'esterno di questa chiesa non ha nulla di rimarchevole, la porta quasi liscia di pietra locale ma di diligente lavoro: vi si leggono nel fregio dell'Architrave: "Ipsi Honore et Gloria" sotto il fregio: "M.D.XCVI" che accenna all'anno in cui fu messa la porta e terminata la fabbrica.
Sopra la porta un occhio circolare per finestra, più sopra la forte sporgenza del tetto sostenuta da forti e quadrate travature di larice. Sotto il tetto corre una cornice di pietra, di cui in parte proviene da fortilizi di Trena e di Brandelegno (Notizie estratte dal Registro + in Archivio Parrocchiale di Vilmaggiore).
Nell'interno vi sono alcune cose da considerare. Prima il fresco barocco classico del presbiterio che la tradizione indubbiamente non può aver forse ragione che attribuendo all'Albrici la medaglia, non l'ornamentazione, le finte balaustre ecc. che hanno tutto il gusto del pieno 700, come la parrocchiale di Clusone, S. Bartolomeo di Bergamo, la chiesa dell'Ospedale - Le medaglie rifatte dal Galizzi di recente non sono più rilevabili, in origine dell'Albrici - Anche le due cappelle laterali sono affrescate da buon pennello con cartocci spiccatamente del 600. Sono poi entrambe popolate da piccole e grandi storie dell'antico e del nuovo testamento. Queste sono pure state in parte ritoccate e rifatte, ma vi si rileva ancora la bontà originale del freschista abilissimo.
- E' da ricordare la cornice fantoniana intorno all'afresco prestigioso, bellissimo intaglio in legno parte a traforo e parte a fogliami, il tutto dorato egregiamente con piccole velature.
Segno questa cornice come capo d'arte perché potrebbe darsi che dietro offerte d'antiquari, scompaia! non si sa mai!
La chiesa della SS. Trinità , già santuario celebrato, come tale decadde dopo averne fatta la Parrocchiale in seguito al distacco della antica Pieve di cui il Santuario era dizione.
1873÷ristauro fatto sotto il Prevosto Boffetti.
Fu posto sull'ancona del presbiterio che fa frontone alla porta principale "MIRA SS. CRUCIFIXI "ADPARITIONIS ERECTUM MDLXXXV "UNI TRINOQUE DOMINO DICATUM "NUPERQUE IN INTEGRUM PIETORIE ARTI "RESTITUTUM "AN.O M.D.C.C.C.LXXIII.
Ad eccezione del presbiterio e dei due altari , tutto il corpo della chiesa a volta era senza ornamento; meno la medaglia in mezzo del volto opera del Giò: Brighenti della metà del secolo XIX - Nel ristauro su disegno del Macinata di Bergamo, pittore, fu dipinto tutto il volto dal pittore Sonografo Calvi, tale come si vede - Sul principio del XX secolo nostro, il pittore Galizzi ritoccò, rifece gli antichi dipinti sotto il prevosto Don Alberto Morelli di Azzone, senza però riuscire eccellente.

Tele - Nella cappella a destra di chi sale al presbiterio, vedesi una bella tela del nostro Arrigo Albrici, con l'Addolorata - Nella cappella a sinistra il Rosario con bella ancona a colonne ornate di fogliami, del XVII secolo, il tutto ben dorato di oro tuttavia lucente dal color di Zecchino - La tela, che mi sembra bellissima dipinta in Venezia nel 1702 dal pittore Giò: M.a Bettini. La Vergine é in piedi 2/3 del naturale col bambino porge la corona a S.Domenico. A destra di essa un Vescovo in piviale rosso scarlatto. L'abito della Vergine di un rosso carmino, carnagione palpitante.
Intorno girano i 15 misteri del Rosario decorati, e intrecciati, fra rose rosse, bianche e di carmino roseo - La tavolozza di questo pittore é in tutto veneta, forse alquanto troppo viva. Altre tele appese alle pareti possono avere qualche merito all'occhio dell'esperto visitatore - Nel grande volto un affresco di Giò: Brighenti se non erro della trasfigurazione, ma (…).
Ai piedi del quadro del Rosario di Giò: M. Bettini, fatto in Venezia 1702 leggesi l'epigrafe: Eternis vestita Rosis nos respice clemens. Obsequi nostri Hec suscipe vota parens. Quale Rose fulgent inter tua lilia mixte Magna nimis retulit (…) Giò Maria Bitini fece a Venetia 1702.
La tribuna e paliotto in legno dorato é certo opera non fine, ma pur bella del 1600 forse del Ramus - La sedia in noce del celbrante bel1issma con quattro colonnette a spirale, proviene dall'antica Pieve, e si trova memoria che é opera dell'intagliatore già nominato: il Sig. Francesco Scanzino intagliatore abitante a Clusone che nel 1678 fece le sedie un paliotto, gradini nell'Antica pieve, opere che costarono £. 1119 - Di tutte queste opere non sembra sia restata che la sedia di cui é parola.
Questa chiesa era ricca di argenteria, donata da Venezia al Santuario tenuto nei primi tempi in grande considerazione. Ladri per un lato ed i francesi per l'altro non men ladri, nei primi anni del XIX secolo, rubarono tutto. Restano alcuni indumenti di finissimo ganzo, che sono forse i migliori della Valle.
Questa chiesa finché restò santuario del SS. Crocifisso prodigioso fu tenuto in alta e devota considerazione, ma poiché fu battezzata e ufficiata come parrocchia, il che avvenne sul principio del 1700, cioè nel 1726 come risulta da quei Registri parrocchiali.

Chiesa di S. Giorgio detta ora di S. Lucia (Vedi aggiunta)- Questa chiesa fu costrutta nel XVII secolo, quando l'antichissima Matrice di S. Giorgio, fu-dichiarata in pericolo, la quale era più verso mattina, ove ora é il camposanto, e in questa località, forse divenuta col tempo sortinosa (?) ha lasciato al fondo del Beneficio ivi situato il nome di o del S. Giorgio o semplicemente S. Giorgio. Neppur questa chiesa, come costruzione non ha nulla di artistico. Ufficiato forse non più di mezzo secolo, non fu compiuta, e il suo campanile é restato un mozzone. La porta semplice, ma ben lavorata di pietra locale é tutto dello stile dell'epoca, come tradiscono i pochi ornati degli stipiti architrave ecc. Inernamente é bene illuminata da finestre in forma di (…) la corniciatura non fine, intagliato con ancona dietro l'altar maggiore lavorato di (…) Ha due cappelle laterali una dedicata al (…) l'altra a S. Lucia con tele antiche, ma credo di leggero valore.
- Cappella a destra entrando tela discreta segnata G.G. - In alto una gloria di tre angioletti, in basso ai lati, S. Lucia e S. Appolonia -secolo XVI, buoni affreschi nell'arco.
- Cappella a sinistra, tela ordinaria del XVII secolo.
La tela del titolare S .Giorgio porta lo stemma Ronchis, certo procurata da uno dei parroci Ronchis che la ufficiarono nella prima metà del 1600. Questo dipinto esprimente S. Giorgio a cavallo che conficca con energico gesto la lancia nelle fauci del Dragone pare di discreto valore. Non riparata dal sole che in ogni ora del giorno le vibra dalle finestre i suoi raggi, pare tenda a scolorire, a cospargersi come di una cipria. Le carnagioni sono buone, il disegno ben fatto la mossa del cavallo che si impenna e quella del Santo molto naturale fan di questo dipinto la più bella cosa della chiesa. Forse non sono spregievoli neppure due delle cappelle, mi sembrano più vecchio lavoro.
Sul muzzone di campanile squilla ferendo i timpani una piccola campana che credo lavoro dei celebri Fanzago di Clusone.
- Vilmaggiore, già vico romano serba avanzi di estesi fortilizi, che serbano ancora il nome di Castelli - Una torre tutta di granito, sembra costrutta quando ancora non erano aperte le cave locali, mi sa di lontana antichità. Mozzata in cima e ridotta ad abitazione in basso, usando dei massicci volti, e delle più massicce muraglie, si é trovato dietro un forno una apertura entro la quale si trovano arnesi cacciati in una specie di andito impenetrabile, in tutta la lunghezza di una parete, che non son mai riusciti ad estrarre.
Vilmaggiore ebbe sotto di se come parrocchia e come Vicinia le terre di Barzesto e Schilpario e forse di Azzone (antico Zono) - Nel 1251 nella chiesa di S. Giorgio, presente il Podestà Guidino Suardo, fu eretto l'atto divisionale della Vicinia con Barzesto e Schilpario ed i confini allora stabiliti vigono ancora come territori parrocchiali e comunali.
- Fuochi di Vilmaggiore N. 66
- Fuochi di Barzesto N. 80
- Fuochi di Schilpario N. 84
La divisione cadde sul territorio, boschi, campi, pascoli montivi, rnolini, seghe, forni da fusione.
Un secolo dopo, ossia nel 1338 Schilpario aveva la sua chiesa che eresse in parrocchia separandosi da Vilmaggiore nel 1378; Barzesto non molto più tardi si trova che avea pure la sua Chiesa, ma non fu eretta in parrocchia che nel 1640 ovvero 1642, togliendosi dalla dipendenza di Vilmaggiore.
Azzone, di cui non si trova notizia della fondazione della Parrocchia, ho già accennato che forse molto prima si era pur separato da Vilmaggiore. Una buona probabilità ha fondamento in una pergamena del Municipio di Schilpario del 1353? nella quale si legge di una contesa tra Schilpario, Azzone e Vilmaggiore sul mantenimento del campanile di S. Giorgio.
Antichissime famiglie di Vilmaggiore sono i Bendotti (antico Bedoti), i Suliani, i Cava. Vi ebbero sede anche i Capitani di Scalve, gli Albrici, ma queste sono famiglie sopravvenute dopo il 1200 esulate per dissidi politici o famigliari la prima si vuole da Sondrio, la seconda da Como; tale é la tradizione e molta probabilità; nessun documento però abbiamo certo, se certe non voglio ritenere le favolose genealogie che si fabbricavano nel 1500 e nel 1600 alle quali ed alle cronache gli storici bevvero alla grossa.

Parrocchiale di S. Andrea - In origine é chiesa antichissima avendo memorie del XIV secolo, ma fu rifabbricata ampliandola di due altari o Cappelle nel 1722-28 dalla Vicinia di Batilli sotto il parroco Don Giò: Magri da Vilminore. Il disegnino, non scrupolosamente eseguito é di Andrea Fantoni.
- La costruzione non ha di osservabile che poche cose - Le due porte di occhiadino stile barocco non disprezzabili, internamente il cornicine é pesante, i capitelli dei termini a lezene bassi, e sfigurano,quantunque in complesso tutta la ornamentazione a stucchi é-prettamente fantoniana, barocco trasformato a fogliami, cartelli eleganti, nel disegno e nell'esecuzione, ma le teste di cherubini e alcuni angioletti, sono veramente brutture - Poco han donato le dorature male eseguite lasciando le tinte generali che sono quanto di brutto si possa fare in un vaso di chiesa che tanto bene si presta alla vista di chi entra ad osservarla - Ha quattro cappelle oltre l'altar maggiore - La prima a destra di chi entra dedicata a S. Antonio e S. Rocco, la credo questa tela lavoro dozzinale piuttosto che no del nostro Albrici, quando iniziavasi nell'arte.
- La susseguente a destra dedicata al S. Angelo Custode, ha una buona te la che credo del Cifrondi, ma é stata rovinata da vernici che l'han fatta screpolare e di seguito ritoccata malamente, meno le carnagioni. Lo stile barocco, che partecipa sempre a ventate di vesti e di manti che vanno per aria, rappresenta quasi al naturale un Angelo che conduce per mano un fanciullo ai cui piedi con fiori e frutti insidia il nemico - L'ancona in legno é opera dei Visinoni di Clusone i quali vi lasciarono il nome come verniciatori sopra la trabeazione con la scritta in nero.
- Cappella a sinistra entrando, di fronte alla prima nominata, é dedicata ai SS. Onofrio, Giuseppe e, Giacomo - La tela é dello stesso tipo di quella di fronte di S. Antonio e S. Rocco, se nonché qui avevamo un bel nudo cotto dal sole nel S. Onofrio, con una testa e barba bellissimi, che l'Albrici, a cui io attribuisco nei primi anni di arte anche questa tela, seppe molto bene interpretare la vita, le sofferenze dell'anacoreta che i Ballandisti dissero nella di lui vita, non riparato nella lunga vita che da alcune fronde di edera che gli cingevano le reni o i reni - Ora, questo bel nudo arrostito dal sole del deserto d'Egitto per ben sessant'anni (Martirologio Romano atti 12 giugno) è stato rovinato con tinta ad olio, coprendogli la maggior parte dei reni e arti inferiori. Dopo quasi due secoli, e venuto lo scrupolo al nostro parroco, che senza dir altro nel 1904-05 rovinò la tela con una ampia macchia di ombra a coprire l'opera artistica di un pittore non senza merito.
- La susseguente cappella dedicata al Rosario ha una tela, che escludo sia dell'Albrici, senza che si possa dire di pregio artistico. E' un dipinto modesto, ma non senza grazia e si compone della Madonna col divino infante seduta sulle nuvole che porge il Rosario a S. Domenico, che le stà inginocchiato ai piedi, a sinistra pure in ginocchio v'ha una Santa in veste domenicana S. Chiara, o meglio S.Chiara dell'ord. Min. di Assisi. Tutto in giro alla tela sono i misteri del Rosario.
-La tela del titolare S. Andrea Apostolo é una buona pittura, che io credo del Cifrondi sia dalla disinvoltura del disegno che dalla tavolozza. (E'invece dell'Adolfi di Bergamo - 1733 -). Raffigura il Santo Apostolo che incontra con entusiasmo la croce che le viene offerta da un manigoldo - Non ha che poche decorazioni in stucco dorato all'intorno.
- Due altre piccole tele, appese alle pareti, un S. Giuseppe che ritengo quantunque barocco o originale o copia di buon pennello. Tiene al ginocchio il bambino Gesù che guarda estaticamente al cielo, che mi sembra opera molto riuscita. (Scomparso il 1931 o 1932 sotto il Parroco D. Bigoni). Altra é un S. Antonio di Padova col bambino, annerito dal tempo e forse dipinto a base di terra d'ambra che sempre cresce come si ha esempio in tante altre tele di certi pittori - Altro quadro di non maggior grandezza rappresenta L'Angelo Custode, ma di pennello men che mediocre, mi sembra, ha però una cornice ad intaglio dorato, certo non più recente del secolo XVII. Questo quantunque in chiesa appartiene al Beneficio Parrocchiale, e aggiungerò anzi, che altro quadretto con bella cornice di Picini, in qualche parte mutilata, con l'effige di S. Andrea che credo buon pennello, sebbene sia stato rovinato dalle vernici. E' una cosa che devesi riparare e conservare, sia per la tela come per la cornice.
- Affreschi - Aveva tre affreschi di Arrigo Albrici, il maggiore internamente sopra la porta principale, in ampio rettangolo trasversale, che esprimeva la invocazione degli Apostoli Pietro ed Andrea che figurano in barca, e Gesù sulla riva accennava col braccio teso di gettar le reti - Le reti tratte sono ricche di pesci - Un pò smarrito l'affresco nel 1855 il Parroco Caseri lo fece ristaurare dal pittore Giò: Brighenti, componendo Gesù non con braccio teso in atto di comando, ma col braccio al petto in atto di dire: Venite post me ecc. che vi farò pescatori di anime. Questo afresco é tuttora riconoscibile in parte come opera dell'Albrici - Ha due medaglie nel volto, S. Andrea che stà per abbracciar la croce, e S. Andrea portato in cielo dagli Angeli, sono state deturpate dal Guglielmo Brigenti, fratello di Giò:, che era chiamato (…), quegli che rovinò anche il martirio di S. Pietro, il grande afresco del nostro Albrici, é giudicato anche il di lui Capolavoro negli afreschi - Infelici rettori delle chiese tanto qui che a Vilminore, non meritano certo di essere nominati.
- A buon prezzo poi il Giò: Brighenti dipinse a colla 4 altre medaglie, l'Eterno Padre, nel volto , ossia arcata del volto del presbiterio, e le. tre virtù teologali nell'abside sopra il cornicione - Son dipinti appena da tollerarsi.
- La balaustra un pò tozza se si vuole, ma pregevole per l'ochiadino e pel durissimo marmo ardesiano di cui é formata.
- In ultimo, l'altar maggiore é una graziosa opera d'intaglio del nostro Picini di Nona compiutasi anche per l'indoratura nel 1719. La tribuna ed i gradini riescono ora troppo piccoli, posciacché fu ingrandita la chiesa (1722-1728). La chiesa prima avea tre soli altari, e fu perciò quasi raddoppiata. Del Picini e anche il bellissimo paliotto. La tribuna era abbellita da otto bellissime statuette dell'altezza di circa 30 centim., da due puttini, minuscoli seduti sopra i modioni della custodia del SS. Tutta la tribuna é sostenuta da sei angioletti simpaticissimi seduti sopra volute di cartocci esprimenti tutta la fatica, che colle spalle, col dorso, colle braccia e coi piedini puntati fanno per sostenere l'artistica tribuna. Per chi sa come Picini sapesse trattare questi piccoli lavori, l'anatomia degli sforzi muscolari, le pieghe le bende, i panneggiamenti, vedendo questa piccola tribuna non potrebbe desiderar di meglio. Nulla poi lascia desiderare l'indoratura, le velature, le damascature su (…) delle diverse statuette, come l'intagliatore classico dovea essere l'indoratore Giò: Battista Suardi di Albino - Il prezzo dell'opera di Picini fu stabilita in £. (…) da Fantoni, quella dell'indoratura da Picini in £. 900 o circa. Aggiungerò che tanto bella opera artistica, dai RR.di Parroci che si sono succeduti dopo il 1828, se n'é fatto scempio, talché a ricordo di chi scrive era stata ancor mediocremente conservata, ma in ogni modo chiodi, tinte sulle velature, adattamenti, di fori per porvi fiori erano già deterioramente fatti prima che io vi prendessi affetto. A dare l'ultimo e fatale colpo a quest'opera d'arte venne l'idea di fare le Quarantore, con dei veri arnesi, ed ultimamente un apparato dei Manzoni di Bergamo, che é destinato per l'enorme peso pei lavori per collocarlo, a finire il povero altare di Picini, l'unica cosa veramente artistica della nostra chiesa.
- Ma Picini nel più bel fior degli anni ha pure allestito per la chiesa di S. Andrea due stupende statue a metà e più del vero, rappresentanti l'Annunciazione di M.V. Sono parlanti e non c'é altro a dire, ma anche queste poste in due nicchie apposite accanto al coro, sono state, due o tre anni fa, tolte e poste sopra, tirò, ridicolo altare in mezzo alla chiesa da un balordo D.A.B. finché ruppe le dita dell'Angelo con forse altri danni.
- Si conserva ancora un ricordo dell'antica chiesa a tre altari, in tre palliotti di corame veneto, assai belli, recanti nel centro, per l'altar maggiore S. Andrea , per la Cappella del Rosario, la corrispondente effige, così il paliotto per la cappella dei SS. Angeli Custodi, reca nel centro un bel dipinto l'Angelo che conduce un bambino. Anche queste sono qui tenute in nessun conto, mentre valgono della bella moneta. Con che si farebbe migliori palliotti?
- In chiesa conservansi anche le seguenti suppellettili: alcuni angioletti con certi piedestalli ed ali spiegate in alto, tipo, credo, seicentista o principio del settecento. Indoratura buona,con velature nei rovesci, tenenti colle mani una specie di porta candele che scendendo e piegandosi di dietro tanto che con l'altra mano prende la coda come di un cornucopia - Alcuni sono stati deturpati, e le ali rotte ed inchiodate come di un arnese qualunque - Così si trattano le cose antiche dagli stolti ed insipienti rettori delle chiese.
- Ricorderò anche i seguenti altri arredi vecchi di rame argentato N. 12 candelieri di rame argentati, dal Filiberti, N. 6 grandi e N. 6 più piccoli su quasi identico modello. N. 6 altri candellieri piccoli con testine di getto molto più antichi, fra i cinque ed il '600 avariati già ma ultimamente anche mutilati, N. 6 candellieri identico tipo ma appaiati a due a due in altezza, N. 6 altri candellieri, di altro tipo, appaiati due a due di altezza e di disegno, N. 4 altri candellieri, sempre in rame, appaiati due a due in altezza e in disegno, N. 4 altri candellieri più alti di tutti, appaiati due a due in altezza e in disegno, dei quali i più alti, sono del Filiberti,
N. 2 altri candellieri, che servono per inservienti nelle solennità, N. 4 palme di rame antiche argentate, uniche in Valle, Un sedellino con l'acqua santa.
Argenteria
Un turibolo con navicella, disegno filabertiano
Un reliquiario con piastra d'Argento, anima di legno S. Andrea (…).
Un ostensorio bellino, stesso disegno, legittimo disegno ed esecuzione bellissima
Un calice istesso lavoro colle iniziali AEr. M. Pedrini
Una piccola piscide soglia
Una pace con l'effige in rillievo di S. Andrea
N. 2 vasetti dell'Olio Santo, e chiave del tabernacolo Una greca ambrosiana indorata a fuoco Una pace su vetro antico con cornicella secentesca. Pare un Ecce homo tenuto dall'Addolorata o qualche cosa di simile, da tempo non veduta.
Nel 1919-20 e 21 furono inargentati tutti i candellieri di rame, quattro dei quali più grandi si sarebbero venduti se non da me impediti - Io stesso spesi £. 295 a farli inargentare più impedirne la vendite. Si vendette un antico cassettone con piccoli armadi sagrestia ed un antico oratorio in noce già del Beneficio l'antico povero baldacchino ricavandone circa 50 lire, se ne fecero mobili in sagrestia, la cattedra ed un nuovo baldacchino - Le quattro lanternine sono offerte private - Una grande piscide e tunicelle nere furono da me pagati circa £. 850.

www.scalve.it