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Le Memorie storiche sulle opere d'Arte antiche site nella Valle di Scalve 
comunicate alla Regia Soprintendenza  1914
 
a cura della "Biblioteca Comunale di Vilminore" - trascrizione: Duci Simona 

Comune di Schilpario

Chiese
Parrocchiale nel capoluogo
Oratorio di S. Rocco in Piazza
Oratorio di S.M. Elisabetta 
Parrocchiale in Barzesto Fraz.e
Sussidiaria in Ronco
Parrocchiale di Pradella. fraz.e

Schilpario. Parrocchiale di S.Antonio di Padova in Schilpario, capoluogo. E' ampia e bella costruzione del XVII secolo - 14 maggio 1664 compiuto 1682 - In origine la chiesa di Schilpario data dal 1338, fu fatta Parrocchia separandosi da S. Giorgio di Vilmaggiore nel 1378. Ha una bella porta di occhialino levigato - L'interno con tutto il gusto del secolo con sei cappelle laterali ampio presbiterio, tutti gli stucchi del cornicione intagliati, secondo l'epoca - Il bel canpanile é stato voluto dalla vicinia 8 maggio 1641 e sulla porta é l'anno 16…. - Entrando dalla porta principale a destra vi é la Cappella di S. Lucia tela che porta il nome dell'autore "Ioseph Cesarens 1572", bellissima tela che il Da Ponte (diz° Odep. III. 84) dice, con ragione, del Talpino, giacché il Giuseppe Cesareo, figlio di Marcantonio, non nacque che nel 1630.
L'altare che segue con nicchia per la statua del Rosario, tutto il lavoro dell'Ancona in legno e doratura con statue vi si veda l'opera di Piccini, il resto in quadratura è forse opera dei Visinoni, che giudico più antica dell'Ancona; la predella nasconde delle intarsiature -
Il complesso ha del grandioso.
- Segue la 3 cappella della B.V. Assunta con tela del Cifrondi, il quale dipinse anche la tela di S. Eustacchio che é nella prima cappella a sinistra di chi entra in chiesa dalla porta principale-
- Alla stessa sinistra segue l'Altare di S. Carlo, magnifica tela del celebre pittore Lattanzio Querena da Clusone abitante a Venezia. Il paesaggio, l'altare, tutta la parte di fondo fu dipinta dal figlio di esso Lattanzio Querena. Fra le tinte vi furono impiegate anche delle terre nostre di Conchetta. S. Carlo volgendosi dall'altare fa la prima comunione a S. Luigi.
- Il terzo altare di sinistra ha la tela opera di Giò: Brighenti, ed è del 1830.
- L'Ancona dei Visinoni e le statue di Picini: Nell'Ancona dietro l'altar maggiore, rappresentante S. Antonio di Padova v'é una bella tela, che si vuole lodata opera del Carpinoni -
Sotto il cornicione, veggonsi delle piccole pale rappresentanti gli apostoli, le quali ad eccezione di S. Pietro sono opere del Cifrondi.
- L'altare di S.Eustacchio é opera del Cifrondi, - Le tele di S. Anna e di S. Giuseppe sono del Raggi il Vecchio, e di Raggi il giovane il quadro di S.Luigi.
- Opere di Lattanzio Querena, ancor giovane, sono i quadri dell'Immacolata e del SS. Cuor di Gesù, e ciò prima di passare a Venezia.
- Le statue riposte nelle nicchie, sopra la porta della sagrestia a destra e sopra la porta della Chiesina a sinistra di chi guarda sono pregiate opere di Fantoni.
- L'Altar Maggiore in pregiati marmi non esclusi dei tocchi di lapislazuli e con farsie, (?) putti e bassorilievo al (?) parapetto é opera del Fantoni.
- La macchina grandiosa del triduo é opera del bravo falegname Pietro Pizio fu Onorato su disegno dell'Abbate Don Giò: Albrici, figlio del pittore Arrigo che erano stanziati a Bergamo, ma nativi di Vilminore.
In fondo alla chiesa sopra la porta é un grande affresco, la strage degli innocenti, che si direbbe ad olio, tanto il tipo delle tinte sono oscure. Fu ora coperto, non distrutto, da una tela del Persevalli o Servalli di Gandino, la cacciata dei profanatori del tempio, ma è talmente stonante per chiesa che ha l'aspetto di un scenario da teatro.
Si volle tentare un'ispirazione dello stesso soggetto riuscitissimo del Querena Lattanzio della parrocchiale di Clusone. Ma qui sproporzioni di disegno, di tinte, errata la gradazione dello sfondo, un complesso che non s'addice al luogo ed alla maestosa serietà della chiesa in cui é anche posto il classico busto del Cardinale Angelo Maj - di questa celebrità in sagrestia vi é il ritratto ad olio fatto in Roma dal pittore Cognetti ed il residuo di alcuni di lui indumenti cardinalizi.
Il campanile con la statua fu deliberato nel 1641 e sembra costrutto nel 1642 - alzato dal castello in su nel 1784 e nel 1793 fu dotato della statua sulla cupola, un S. Antonio, opera di Stefano Salteria. Il concerto di campane buonissimo sono state fuse in Vilminore da Andrea Crespi da Cercina.
- S. Rocco - Oratorio di S. Rocco vicino alla Parrocchiale - Vi si ammira la statua del Santo in legno, opera lodata dei Fantoni - S. Elisabetta - Oratorio di S. Elisabetta oltre il paese, costruzione del 1460 circa con portico ed area intorno - Il carattere del secolo XV vi é tutto, ma la tela che vi si ammira é del nostro Albrici. Quantunque il dipinto sia barocco, é un'opera lodata assai dagli intelligenti in materia. Rappresenta la Visitazione della B.V.M. a Santa Elisabetta, e da alcuni la si vuole l'opera migliore dell'Arrigo Albrici. Schilpario centro dei lavori in ferro, é la terra che presenta meno, avanzi di fortilizi medievali, quantunque abbia la contrada delle Torri, che sembra la località degli antichi Bonaldi, e qui, allo inizio del paese vi devono essere esistite torri dal nome che ne restò alla contrada.
- Altra contradella, oltre Schilpario, é di là del fiume sopra un isolato promontorio era nelle antiche carte chiamato Montorfano, ora è detta Grumella o di Grumello o del Grumello fu in origine contradistinta la antica famiglia Grassi, discesa poscia mentre si strecciava in più rami ad abitare il nucleo maggiore del paese che andava pigliando incremento e sviluppava sempre maggior benessere al limitare delle rigogliose ed estesissime selve di resinosi e di cedui, sulla porta di innumerevoli bocche di miniere ricchissime di sceltissimo ferro.

- Barzesto - Parrocchiale del Corpusdomini in Barzesto, frazione di Schilpario. E'una bella chiesa del XVIII secolo, un pò sproporzionata in altezza - come chiesa rimonta forse al 1300, come parrocchia si staccò da S. Giorgio di Vilmaggiore nel 1642 - Era però in assetto quando al sacerdote che funzionava la chiesa, e l'ultimo, che fu poi fatto l° parroco era Don Martino de Capitani di Scalve, ramo di Barzesto, staccatosi da Vilminore nel XV secolo.
Altari
1 Cappella - La prima entrando dalla porta principale é dedicata ai Santi Rocco e Luigi - é discreta e la credo, cioé credo che possa essere del nostro Albrici da certi tratti di tinte di disegno, di esecuzione spiegata al barocco, ma alquanto temperato.
2 Cappella - Questa é dedicata alla B.V. del Carmine, della quale esiste una bella statua del XVII secolo, spettante al patronato Rainerj di Ronco, ma che da oltre un secolo é, cagione di dissidi fra le due frazioni di Ronco e Barzesto, per modo che nella Visita pastorale 1907 ne fu sospesa la processione. L'ancona, in legno a quattro belle colonne a spirale svelte, ma con capitelli corinzi imperfetti, per la forma esagerata di campana rovesciata. Tutto insieme il disegno svelto spetta ai Fantoni, ma l'esecuzione é di basso conio. Tale é anche il paliotto.
Presbiterio
La balaustra in bei marmi acchialino, ardesiano e di Carrara porta lo stemma Morandi - Un moro volto a sinistra con tre liste sotto tre vuote tre piene da sinistra - La pala - Cristo che comunica agli apostoli?, mi par lavoro di Albrici - Altre 2 tele più antiche, ma ritoccate sono appese sul lato sinistro del presbiterio, forse appartenenti all'antica chiesa. Potrebbero essere del Ronzelli Pietro, la natività di G.C., e la presentazione al tempio -L'altar maggiore in legno dorato, la tribuna ed il pallio ben fatti con alcune statuette e angioletti, picciola ringhiera in legno in alto, e coi gradini abbasso del Picini, mal conservati o peggio restaurati con pezzi di cambio fatti da un Rossi di Clusone. La tribuna é opera del 1600, forse del Giò: Gazzi, tedesco abitante a Careno in Valtellina che aveva lavorato nell'antica Pieve nel 1611.
- Nel 4 altare a destra ritornando dal Presbiterio e la Cappella del rosario con piccola antica tela forse di qualche valore. Una bella croce antica dorata completa per processioni.
- Nel 5 altare, il transito di S.Giuseppe che potrebbe essere del Querena, assai bella.
- Sopra la porta un affresco dell'Albrici - La manna raccolta dal popolo 
- Un quadretto, appeso in fondo e che dà all'occhio é di Pietro Ronzello 1617 - Sembra un volto col ritratto del committente sotto cui leggesi in cartello - Anno etatis sue LVI e poi più sotto LV. - Da un lato lo stemma, una torre con ai fianchi due cipressi? Sotto lo stemma le lettere I.B. - più sotto un cartellino: Petrus Ronzellus fecit 1617.
- S.Giovanni evangelista scrive e fra le nubi visioni - Un angelo che infilza il dragone delle 7 teste - L'immacolata - Il Padre Eterno - Campeggia però quasi al vero la testa del ritratto, tipica in costume.
Barzesto possedeva due croci bizantine, una conservatissima e molto bella, ma quest'ultima non c'é più e deve essere scomparsa sotto il parroco Don Marinoni - Ne cercai conto all'attuale coadiutore, ma non sa darne ragione.
Ancora Schilpario

- Pradella - Parrocchiale di S.Marco in Pradella, fraz.e di Schilpario. Anche questa Parrocchiale e Prebenda sono fondazioni della vicinanza Batilli che ne serbò il giuspatronato, staccandosi nel 1540 dalla matrice di S. Maria in Vilminore.
E' una graziosa Chiesina con tre altari a destra di chi entra. S. Carlo con una stupenda tela di Lattanzio Querena colla scritta: Lactantius Querena faciebat; Anno Domini 1826, a sinistra quella del Rosario dello stesso autore colla scritta: Lactantius Querena pinxit 1797 - (..?)
Un quadretto, S. Teresa copia da Carlin Dolci colla scritta a tergo: Copia fatta da Lattanzio Querena, tratta da Carlin Dolci - Questi due ultimi dipinti, che sono di gran lunga inferiori al S.Carlo devono essere opere fatte prima di passare a Venezia - La divenne uno dei grandi pittori del suo tempo. Dì là mandava tele, ed anche passava in patria e contorni del tempo per eseguire opere in compagnia del figlio.
La pala dell'Altar Maggiore é forse opera del Cifrondi, forse anche del nostro Albrici.
- La tribuna che ha a tergo lo stemma Marenzi, lavoro del XVII secolo o meglio di molto anteriore dovette venire a sostituire la bella tribuna del Picini che é stata balordamente venduta e passata nella raccolta del Sac. Don Virgilio Arcangeli da Sarnico - Nulla di scritto ho trovato, se non una nota fatta dal Tiraboschi, nelle sue memorie sulla Valle di Scalve in Biblioteca di Bergamo - L'attuale tribuna é di trascurabile valore.
- Gli stucchi, della chiesa in barocco classico datano dal 1742 eseguiti, da Martino Pasqueli - Egli stesso lo lasciò scritto sopra l'abaco del capitello sopra la balaustra a destra di chi entra in sacristia - Era questo bravo stuccatore di Pelsorra in Val Intelvi Comasco che li terminò il 20 agosto 1742 (Nei libri si legge Val d'Intelvi che é tra il lago di Como e quello di Lugano).

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