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Le Memorie storiche sulle opere d'Arte antiche site nella Valle di Scalve 
comunicate alla Regia Soprintendenza  1914
 
a cura della "Biblioteca Comunale di Vilminore" - trascrizione: Duci Simona 

Eugenio Pedrini
(1847 - 1926)

1986
per l'intitolazione della piazzetta di S. Andrea, frazione del Comune di Vilminore di Scalve
a cura di Vittorio Mora

Nella ricorrenza del 60° anniversario della morte di Eugenio Pedrini, venendo a Lui intitolata la Piazzetta di Sant'Andrea, frazione del Comune di Vilminore di Scalve, ho ripreso in parte la comunicazione su "Storici di Val di Scalve ed Eugenio Pedrini" tenuta il 7 maggio 1982 presso l'Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo.
Sono qui meglio precisate le notizie sulla vita del nostro personaggio, e mantenuti tutti i riferimenti agli storici Scalvini, perché servano come brevi informazioni su alcuni studiosi delle vicende della Valle e collochino nello svolgimento delle ricerche storiche l'opera di Eugenio Pedrini.

Per introdurre il discorso su Eugenio Pedrini c'è un momento che si può assumere come punto di partenza significativo: nell'anno 1896, a seguito di incarico del "Sottoprefetto del Circond. di Clusone Cav. Grilloni", il Pedrini rassegnò una Memoria storica sulla Valle di Scalve, da inviarsi a Roma al Ministero dell'Interno. La Memoria era divisa in due parti: la prima era costituita da una bibliografia ragionata; nella seconda veniva presentata una panoramica sintesi storica della Valle che contemperava l'esigenza dell'esposizione cronologica con la puntualizzazione di temi di particolare rilevanza come i privilegi, il territorio, la Pieve, le famiglie originarie.
Il fatto e l'opera suggeriscono varie considerazioni:
- il Pedrini era conosciuto come la persona più qualificata in Valle per un lavoro del genere;
- la rassegna critica degli scritti sulla Valle ci dice che Egli si preoccupò in via preliminare di raccogliere quanto era possibile e di fare il punto della situazione sulle ricerche e gli studi di storia scalvina (e tale analisi è ancora un valido riferimento nella specifica storiografia);
- la tematica affrontata ci dà una visione di temi che, pur avendo ciascuno proprie caratteristiche, si debbono considerare componenti un unico quadro, ben chiaro nella mente del Pedrini, e invitano perciò alla valutazione dei contributi da lui portati.

 

1. Notizie sulla vita

Chi fu dunque Eugenio Pedrini? La sua vita sembra presto narrata: nacque il 15 luglio 1847 a Sant'Andrea, piccola frazione appena a monte di Dezzo di Scalve; risiedette a Sant'Andrea; morì a Sant'Andrea il 29 novembre 1926 (di 79 anni).
Mentre prestava servizio militare a Bari, seguì la Scuola Normale e nell'agosto 1870 conseguì il Diploma di "Maestro Normale per le Scuole Elementari", sostenendo anche "lodevole prova d'idoneità nell'Agronomia" (come appare dalla certificazione 19 settembre 1870 del R. Provveditore per gli Studi della Provincia di Bari).
Rientrato in Valle dopo il servizio militare (durato 3 anni e 7 mesi), si dedicò all'insegnamento e svolse la sua attività a Vilmaggiore e a Sant'Andrea. A Vilmaggiore fu impegnato anche nella Scuola Agraria Festiva; si curava dei giovani della sua frazione e della vicina Dezzolo in orario serale. Dopo "30 anni di servizio ammessi", dal 1° novembre 1903 gli venne riconosciuta una pensione di L. 300 annue (pagabili in L. 25 mensili), elevata a L. 400 nel 1908.
Il primo aspetto del Pedrini è dunque quello del maestro, e lui stesso si firmava "M° E. Pedrini", a volte con l'aggiunta "de Batili".

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L'indicazione può sembrare strana, ma ci invita a parlare della famiglia e ci fa entrare in uno dei filoni di ricerca da lui perseguiti: le famiglie originarie della Valle, che per secoli avevano formato delle associazioni dette Vicinie o Vicinanze (ossia unione di "vicini"), con beni di proprietà ed uso collettivo. I Pedrini erano stati appunto tra le famiglie originarie facenti parte della Vicinanza Batilli (o Badilli), che aveva riunito famiglie delle Contrade di Dezzolo-Sant'Andrea-Barzesto con Caio-Pradella. Poi la Vicinanza si era divisa e i Pedrini avevano fatto parte del gruppo di Dezzolo-Sant'Andrea. Questa Vicinanza si sciolse negli anni 1799-1802, come fanno fede documenti raccolti dallo stesso Pedrini in un fascicoletto dal titolo: "1799-Divisione-1802 / dei beni della Vicinanza / Badilli costituita dalle famiglie / Pedrini, Guadagni e Moreschi di S. Andrea e Dezzolo / nelle quali famiglie si riunisce il diritto di Giuspatronato perpetuo del Beneficio e della Chiesa, con diritto alla nomina del R.do Parroco pro tempore, escluso ogni altro". Poiché Egli si dedicò alla ricostruzione di numerosi casati della Valle, sembra quasi doveroso presentare uno schematico albero genealogico della famiglia, ricostruito su note e dati del Pedrini stesso e sui registri del Comune di Vilminore.
Da tale albero risulta che il Nostro sposò nel 1879 Flora (Fiorina) Carizzoni; cinque furono i figli.

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Se è vero che Eugenio Pedrini rimase nella memoria della gente come "il maestro", era però uomo di molteplici interessi e di fervida operosità: queste sue qualità (probabilmente stimolate anche dalle esigenze di vita della famiglia rispetto al magro stipendio), lo fecero impegnare anche in numerose attività oltre quella dell'insegnamento. Tre quadernetti, o taccuini per appunti, conservati in casa Pedrini a Sant'Andrea, recano note di diario riguardanti vari anni dal 1880 ai primi del '900: sono costanti le registrazioni sulle vicende del tempo (specie per i periodi invernali) e su alcuni disastri provocati dalla neve e dal gelo, ma di diretto interesse sono le note sulla scuola, su lavori fatti per conto terzi ecc.
Stralciare qualche appunto secondo ordine cronologico e come seguire il Pedrini nelle sue attività.
Nella prima pagina del primo quaderno si legge: "1880 - Lavori diversi fatti nell'anno 1880 dopo finita la scuola", e si trovano via via "rastelli al cortile del Sig. Curato", cornicette per vari, "stemmi vescovili alle Chiese Parrocchiali di Scalve", ecc.
Il secondo è un "Libretto tascabile di ragione di Pedrini Eugenio di S. Andrea in Valle di Scalve" (cm. 16,50 x 11), relativo agli anni 1886-89. Il 1886 si apre con la nota: "Dichiarata Scuola Agraria Festiva e Serale qui a Vilmaggiore" (ove appunto insegnava); gli viene richiesto se intenda assumere l'incarico e al 24 gennaio si legge: "Principio Scuola Festiva Vilmaggiore". Alla fine dello stesso mese: tre giovani di Vilminore vittime della neve mentre "stradavano la via per Pienezza", e un carabiniere ferito dai ghiacci sulla via di Angolo. Ma si torna alla scuola: "31.1 Domenica. Vilmaggiore Scuola - 30 alunni"; l'8.5 dello stesso anno 1886 è a Bergamo per conferire "col Sig. Ispettore e col Sig. Provveditore circa la Scuola di Vilmaggiore" (che concluse il primo anno l'11 agosto) ; ma ancora: "11.1.1887 Domenica. Principio Scuola festiva di Vilmaggiore", mentre il 15.10 "Apertura Scuole" (evidentemente i corsi ordinari). Seguono annotazioni sull'isolamento per oltre 15 giorni della Valle nell'inverno tra il 1887 e 1888; lungo il 1889 sono annotate commissioni varie a Clusone, ed è interessato a boschi e legname, a colori e lavori vari.
Di particolare interesse è poi il terzo notes (cm. 14,50 x 10,50) che riguarda il periodo 1892-1900. Infatti alla data 11.2.1892 si legge: "a Vilminore per Conte": evidentemente per il Conte Francesco Lorenzo Albertoni, per il quale era ormai impegnato nella ricerca di documenti sulla Valle e specifici sulla famiglia e genealogia dei Capitanio. Risulta infatti intensamente impegnato per i mesi da settembre a novembre a Bergamo, a Brescia, a Predore, a Lovere, prima che inizi il nuovo anno scolastico (22.11 "Principio Scuola a S. Andrea").
Il 1897 è da ritenere una punta massima di attività:
Il 1°.1 è a Vilminore per la Società di Tiro a Segno; poi lavori per il Sig. Conte; svolge ricerche per la controversia tra Azzone e Colere circa diritti di pascolo della Contrada del Dezzo e circa i confini; ugualmente attende a ricerche (con relativa corrispondenza e specifica memoria), su questioni tra Bondione e Fiumenero.
27.4 "Trovato a Vilminore una copia degli Statuti della Vicinia di Vilminove" (che poi cederà al Conte Albertoni).
Il 12.5 è a Lovere: "Parlato coi Tipografi Filippi per la pubblicazione del manoscritto Grassi. Lasciato loro un autografo da esaminare"; lavora poi con il figlio Arcangelo a verniciature e tinteggiature; compera una vacca a Pradella; assiste "l'organista nell'aggiustamento dell'organo".
19.11 "Contratto col Sig. Conte per n. 26 Tavole della genealogia Capitani", con altri lavori e libri ceduti allo stesso Sig. Conte.
Tale intensa e molteplice attività continua naturalmente anche negli anni successivi, anzi si allarga:
5.11.1898: "con cavallo scesa la Valle, con fermate a Gandellino, Gromo, Ardesio per visitare gli Uffici Comunali in cerca di memorie"; poi a Clusone e quindi rientro per inizio scuole.
31.12.1898: "'oggi il Consiglio Com.le concesse finalmente anche a S. Andrea un Membro della Congregazione di Carità, nella mia povera persona".
Nel 1899 continuano i lavori per il Conte Albertoni (le 26 Tavole e lo spoglio "Registri Pieve"); nell'aprile viene nominato nella Commissione Censuaria a Vilminore (per il catasto); nel periodo agosto-settembre è a Bergamo in Archivi vari (per genealogia Albrici).
Il 6.1.1900 registra: "dal Sig. Dott. Raffaglio di Breno L. 10 per memoria sulle Vicinie Scalvine", e chiude l'anno 1900 con l'albero genealogico della propria famiglia.
Si trovano altre note sul primo quaderno: ad es. per il 1898 si parla di misurazioni di legname; nel 1905 di misurazioni di stabili e di appezzamenti di terreni per conto di vari; nel marzo 1908 di un esperimento agricolo con letame e concime chimico (con dati e appunti sui concimi). Questo interesse continuerà con la gestione di un negozio dove si vendevano appunto concimi e di tutto un po' per l'agricoltura (detto il "Consorzio").
Come si è visto, il Pedrini attese ad attività per privati ed ebbe incarichi pubblici: fu uomo d'intelligenza e stima.

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C'è però un settore particolarmente importante per noi: le ricerche e gli studi sulla Valle di Scalve, settore coltivato con passione sempre, ma in modo più intenso nel periodo 1890-1910. Sull'interesse personale si inserirono infatti incarichi vari, e di impegno non solo relativo a particolari questioni, ma coinvolgente tutta la Valle, come fu quello per il Conte Albertoni, discendente dai Capitani di Scalve. Di qui le ricerche nel Bergamasco e nel Bresciano in archivi notarili, comunali, parrocchiali, e l'acquisto di documenti o loro trascrizioni.
Non c'era il latino nella Scuola Normale; il Pedrini lo imparò (non si sa come e se ebbe qualcuno a guidarlo), e in modo tale da leggere e trascrivere atti di vari secoli, e farne regesti, e corredarli di annotazioni.
Tutti sanno quanto addestramento e tempo richiedano tali operazioni, specie le compilazioni di regesti; è per questo che la figlia Maddalena, morta a novant'anni nell'agosto 1981, in un'intervista fattale alcuni mesi prima, diceva convintamente: "Sèmper a scriv!… l'ò sèmper vist nòma a scriv!".
Ma l'opera sua va oltre quella della ricerca e raccolta; è anche ricca di "memorie" e saggi e note, preminentemente relative alla sua Valle, per cui il Pedrini va riconosciuto (e valorizzato) come storico attentamente critico.

2. Storici di Val di Scalve nella valutazione di E. Pedrini

La prima affermazione del "Cenno Bibliografico" premesso alla citata Memoria è perentoria: "Gli scrittori di cose storiche municipali bergomensi hanno toccato or qua or là chi più chi meno memorie e fatti spettanti alla Valle di Scalve. Ma una storia propriamente detta per questa Valle non fu mai, a quanto io sappia, né stampata né scritta soltanto".
Non solo: le antiche storie contengono notizie prive di ogni attestazione documentata e da considerarsi fantasiose.
Tra questi antichi appare anche lo scalvino Gregorio Morelli, di Azzone, medico illustre della seconda metà del '500 e morto nel 1602, che scrisse tra le altre opere anche "Cronache della Patria" (come registra il Calvi nella sua "Scena letteraria"), ma con gusto di narratore e senza quello spirito critico che occorre esercitare nella materia storica. Il Pedrini elaborerà poi un saggio, ancor oggi essenziale per la conoscenza del Morelli (Pubblicato sugli Atti dell'Ateneo di Bergamo 1913-14).
Bisogna però venire all'800, per trovare illustri scrittori che dedicarono memorie alla Valle, come il Maironi da Ponte e Gabriele Rosa; ma "In questo secolo, più che in ogni altro delle epoche tramontate, questa Valle quasi sepolta nelle Prealpi Orobiche,... ebbe cultori nel proprio seno di sua storia antica e moderna", e il Pedrini indica i due poli della ricerca storica scalvina: Gio. Battista Grassi di Schilpario e Giovanni Bianchi di Bueggio. Tali scrittori però scrissero e non pubblicarono; resta inoltre la conclusione che "Alcuni documenti scoperti, o meglio studiati, hanno però fatto conoscere che tanto autori antichi quanto moderni scivolarono in certe inesattezze o lasciarono lacune", donde la necessità di ricerche documentate per precisare fatti o per integrare vuoti, in vista di una "documentata" storia della Valle di Scalve.
Questa la posizione del Pedrini, pienamente riconfermata nella introduzione (del settembre 1898) alla pubblicazione dello scritto di G.B. Grassi.
Ma ecco gli storici Scalvini lungo l'800.

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G. Battista Grassi scrisse la memoria intitolata "Alcune notizie sulla Valle di Scalve" nel 1843, con aggiunte nel 1854; di tale memoria circolarono alcune copie manoscritte; ma il Pedrini ne curò la pubblicazione, che avvenne nel 1899, perché gli scrittori che avevano parlato della Valle avevano scritto "incompletamente, spesso in modo imponderato ed inesatto" e "nessuno, come il Grassi, alla stregua di paziente esame dei documenti che la riguardano". Il Grassi infatti raccolse le sue Notizie prima della dispersione dell'antico Archivio della Valle: meritava quindi pubblicazione, pur con i suoi limiti e carenze (ad es. sui diritti feudali del Capitanei di Scalve o sulla legislazione statutaria delle Vicinie).
Altro autore stimato dal Pedrini fu G. Giacomo Palamini. Nativo di Parre, fu nominato, assai giovane, Arciprete di Vilminore e ricoprì tale incarico per 27 anni; passò quindi tutta la sua maturità a Vilminore, ove morì nel 1865, e si può e deve considerare perciò, per vita e attività culturale, pienamente "scalvino".
Uomo di vasta e varia cultura, si dedicò anche a studi storici, e fu in certo modo il continuatore del Grassi, i cui scritti egli conobbe (come attestano gli appunti e le trascrizioni manoscritte da lui fatte esistenti nella Biblioteca Civica di Bergamo).
Poiché dunque la sintesi in circolazione era quella del Grassi, il Palamini fu soprattutto ricercatore e postillatore di documenti; comunicava ciò che andava scoprendo al noto erudito e storico Can. Giovanni Finazzi (1802-1877). Si sa in particolare che ordinò ed annotò i "Rotoli" dell'antica Pieve di Scalve, importanti non solo per la storia della Pieve ma della Valle tutta. Il Pedrini ritenne definitive le note del Palamini, tant'è che non risultano ampi studi suoi in merito alla Pieve, ma diligenti e laboriose trascrizioni dei registri della Pieve e delle note del Palamini.
Si trova poi una "Cronologia scalvina" di ignoto autore e senza data alcuna. Il Pedrini ne fece copia e ipotizzò fosse dello stesso Palamini anche se, come appare, è da ritenere valido il giudizio dello stesso Pedrini di "embrionale lavoro", "tratteggiato, preparato ad un futuro ed ideato svolgimento". Le notizie, schematiche ed incomplete giungono fino all'anno 1853: qui il manoscritto resta interrotto, ed è evidentemente incompleto. Non ha grande importanza dunque, se non come canovaccio per una sintesi cronologica delle vicende della Valle.
Questa cronologia di Scalve ci introduce ad un'altra memoria datata 1878 esistente in manoscritto, opera del Sac. Carlo Albrici, parroco di Azzone, lui pure noto come cultore di storia locale. La "memoria" riguarda la famiglia dei Capitanio di Vilminore ed i loro rapporti con la "illustre repubblica di Valle di Scalve": è una sintetica rassegna cronologica ma alquanto incompleta; può servire per eventuale raffronto con altre narrazioni più complete. Di maggiore interesse sono senza dubbio le "Notizie storiche inedite sulla Val di Scalve" raccolte da Giovanni Bianchi di Bueggio (morto nel 1896). Aveva una certa tradizione in casa Bianchi la professione di notaio: il più importante (a mio giudizio) era stato quel Bonino Bianchi cui toccò di redigere gli atti dell'ultima spartizione dei beni della Comunità di Scalve alle Vicinie e Contrade, avvenuta nel 1789 e anni successivi.
Il primo manoscritto di Giovanni Bianchi, discendente del Bonino, reca la data 1878; tale testo venne poi riveduto varie volte con successivi inserti e ampliamenti.
Il fatto che lungo l'esposizione non si rilevino che scarsi riferimenti ad altri scritti e scrittori, fa pensare che il Bianchi (pur conoscendo certamente lo scritto del Grassi), si sia dedicato in modo strettamente personale alla ricerca e consultazione dei documenti, probabilmente favorito dal materiale allora disponibile in casa sua.
Nella conclusiva "osservazione del redattore", che si legge in una delle ultime elaborazioni dello scritto, dice che non ebbe la "presunzione di tessere la storia della Val di Scalve... soltanto di togliere all'oblio alcuni fatti storici della Valle medesima che sono a sua cognizione, i quali stante lo smarrimento e la dilapidazione di tutte le monumentali memorie del suo archivio, potrebbero andare in dimenticanza". Anche il Bianchi lamenta dunque la dispersione dell'Archivio di Scalve (che avrebbe costituito la fonte primaria e sicura della storia della Valle).
Sul Bianchi poi, mancando altra documentazione, diventa preziosa e decisiva la testimonianza del nostro Pedrini, che lo conobbe e lo stimò, anche se non mancò di muovere precisi rilievi alle Notizie. Comunque anche per il Bianchi, per una miglior valutazione della sua opera, bisognerebbe raccogliere e confrontare tutti i manoscritti per giungere al testo definitivo (probabilmente quello esistente nel Fondo Albertoni della Biblioteca Statale di Cremona, datato 1889).
A questo punto giunse il Pedrini.

3. Sugli scritti di E.P.

Il lavoro di ricerca e l'insieme degli scritti del Pedrini presentano le seguenti caratteristiche generaili:
- pochi i lavori editi in confronti con gli inediti (e in questo fu simile al Grassi, al Palamini, al Bianchi);
- risultano decisamente prevalenti temi relativi alla Valle di Scalve (compresa, logicamente, la Valbondione) e la Val Camonica.

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Circa i tipi di contributi è da considerare in primo luogo la grande mole dei lavori di ricerca (con successivi regesti, trascrizioni, appunti relativi). Il Pedrini (come è già emerso dalle notizie sulla vita), ci appare come un infaticabile ricercatore: per passione propria, per sollecitazione e commissione del Conte Albertoni, per incarichi vari. Quando non poteva avere in proprio il documento approntava registrazioni, talora con postille preziose per riferimenti critici.
Le raccolte di note e documenti spesso attengono ad un tema (ad esempio il conflitto tra Azzone e Colere in materia di boschi), e allora, o ad introduzione o a commento si trovano vere e proprie "memorie" (come appunto le chiamava il Pedrini).
Numerose poi sono le ricerche su personaggi e famiglie scalvine, con ricostruzione di alberi genealogici. Particolare impegno di tempo e fatiche dedicò all'albero genealogico del casato Capitanio (ma anche degli Albrici, dei Catinelli, dei Maj, ecc.).
Finalmente c'è il gruppo degli studi e saggi di una certa organicità di trattazione (anche se di dimensioni varie), che ci presentano anche i temi di fondo per l'interpretazione della storia di Scalve.

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L'intelaiatura principale dell'opera del Pedrini è data da questi filoni (lasciando come settore a sé le ricerche riguardanti le famiglie della Valle):
I) la Pieve: trascrizioni e brevi memorie (sulle "Decime" ad esempio);
II) vicende della Comunità:
- 1896 la "Memoria" innanzi citata e l'edizione del Grassi;
- successive memorie monografiche, in particolare: sul Palazzo della Comunità e sui Podestà di Scalve;
- 1910 un'opera assai impegnativa dal titolo: "Notizie cronologche raccolte sulla Valle di Scalve". Si tratta di un registro di 187 pagine in cui si narrano, appunto in ordine cronologico, le vicende della Valle, dalle prime documentazioni alla metà del '700.
III) La Comunità Grande è un polo d'interpretazione della storia scalvina; l'altro polo, cui il Pedrini dedicò lunghe ricerche perché terreno inesplorato, furono le Vicinie. Un capitolo della "Memoria" del 1896 è dedicato a tale tema; ma nello stesso anno il Pedrini scrisse una memoria specifica per analitica informazione al Conte di Scalve; di pochi anni dopo è una memoria a Giovanni Raffaglio, noto giurista e storico; nel Fondo Albertoni a Cremona al n.196 sta un faldone poderoso di "Regesti e appunti compilati sulle pergamene e sui protocolli degli atti ed imbreviature originali de Notari Scalvensi riguardanti le famiglie degli antichi Vicini e gli interessi delle Vicinanze ed antica Comunità della Valle di Scalve, con cura, sollecitudine e dispendio sottratti alla irreparabile dispersione dall'Ill.mo Sig. Francesco Lorenzo Albertoni Conte di Valle di Scalve - Studio ed opera del maestro elementare Eugenio Pedrini de' Batilli da S. Andrea di Scalve" (anni 1900-1902).
E' da notare a questo proposito che anche le memorie su personaggi scalvini tendono a ricondurli e a vederli inseriti nelle loro "Vicinanze", come appare nel saggio "Su Angelo Mai e la sua famiglia", pubblicato negli Atti dell'Ateneo di Bergamo del 1911. Deve essere ricordato infine il dono che il Pedrini fece alla Biblioteca Civica di Bergamo nel 1925 (ultimi anni della sua vita) di importanti trascrizioni da lui effettuate di statuti e documenti riguardanti appunto le Vicinie.

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Tra gli ultimi scritti reperiti si debbono citare due manoscritti interessanti:
- un fascicoletto dal titolo "Monumenti e cose d'arte in Val di Scalve" 1913;
- un quaderno fittamente scritto dal titolo "Pensieri sulla guerra Europea 1914-1918".

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In sintesi dunque il Pedrini:
considerò criticamente tutti gli storici precedenti della Valle;
svolse ricerche ritrovando documenti importanti di cui lasciò precisa indicazione o copia;
non fu per la storia consolatoria o di entusiasmo campanilistico, ma ricercatore del documento e preoccupato della sua interpretazione (come fanno fede corrispondenze intervenute con Elia Fornoni e Angelo Mazzi, di cui possedeva tutte le opere).
Quanto ai contenuti:
fu attento in particolare ai fatti che legano uomo e ambiente, per proprietà o uso;
rivolse grande attenzione ai gruppi familiari e vicinali;
vide la caratterizzazione della Valle nei due poli Comunità grande - Vicinie, con conseguente giudizio assai critico sugli effetti rovinosi originati nell'epoca napoleonica dalla distruzione di tale organizzazione economico-sociale, che aveva garantito la vita per secoli alla gente della Valle (giudizio per altro condiviso anche dagli altri storici scalvini).

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Dopo le ricerche e gli studi del Pedrini sulla Valle di Scalve, sono apparsi saggi su temi o aspetti specifici (e variamente finalizzati): notevoli in particolare le documentazioni sul noto disastro provocato dal crollo della diga del Gleno il 1° dicembre 1923.
Nella "Storia di Bergamo e dei Bergamaschi" di Bortolo Belotti, si trovano numerosi riferimenti anche alla Valle di Scalve, ma non possono evidentemente costituire una "storia" della Valle.
La conformazione geografica che fa proseguire la Valle del Dezzo nella bresciana Val d'Angolo ed i secolari rapporti con i Camuni, invitano anche a considerare (per completezza informativa) la zona camuna: infatti dalla comune donazione delle due valli fatta da Carlo Magno al Monastero di Tours, varie vicende legarono le due zone, e frequenti sono dunque i richiami alla Valle di Scalve nei saggi di storia Camuna apparsi negli ultimi decenni.
I più recenti lavori di sintesi storica della Valle sono opera dello scalvino Ettore Bonaldi: L'Antica Repubblica e Comunità di Scalve. Brevi appunti sulla sua storia, le sue leggi e i suoi costumi (Milano, Scuola Grafica Salesiana, 1965) e Antica Repubblica di Scalve. Breve sintesi della sua storia, delle sue leggi e costumi (Clusone, Editr. Cesare Ferrari, 1982). Il primo lavoro risulta condotto principalmente sulla scorta delle innanzi citate "Notizie" del Grassi; il secondo (con presentazione di Andrea Spada e ricco corredo fotografico di Tito Terzi) è la ripresa ed ampliamento del primo, con larghi riferimenti al Pedrini e citazioni o riprese dai suoi scritti.
Resta comunque ancora campo per contributi su periodi e argomenti importanti nelle vicende della Valle (come testimoniano alcune tesi di laurea elaborate sugli Statuti di Scalve). Quando poi si avrà il quadro ragionato di tutti i lavori di ricerca, delle memorie e della corrispondenza del Pedrini - materiale ora distribuito in varie sedi dalla Valle di Scalve a Bergamo a Cremona-, si disporrà di una documentazione-base utile per approntare la storia della Valle, al di là della preliminare ricostruzione cronologica delle vicende, secondo questioni criticamente documentate, come fu l'esigenza espressa dal Pedrini.
Invero si può dare al nostro Pedrini, senza enfasi alcuna, il miglior tributo di riconoscimento che uno studioso possa avere: i frutti delle sue ricerche e fatiche, se opportunamente ordinati, costituiscono senza dubbio nella storiografia scalvina un necessario punto di riferimento; e sembra quindi bene concludere queste note con brevi citazioni dalla prefazione alle sue "Notizie cronologiche": "Mi presi fastidio (ossia impegno senza limiti di tempo e fatica) di raccogliere tutto quanto ho potuto che riguardasse la mia Valle natia" e "porrò tutte le note possibili per indicare le fonti" utili a "costituire il materiale della storia della nostra Valle".
Vittorio Mora

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