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IN QUOTA arte contemporanea

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"IN QUOTA"
Esperienza d'arte contemporanea al Passo della Manina

Curiosità

Le miniere di Manina
Il complesso minerario della Manina è situato in Valle di Scalve, all’estremo nord-est della provincia di Bergamo. La coltivazione di queste miniere di ferro, unitamente a quelle situate nel limitrofo territorio del comune di Schilpario, viene fatta risalire ad epoca romana. Alcuni storici sostengono che vi si traducessero i “damnati ad metalla”, anche a motivo della separatezza di questa Valle, circondata da una corona di montagne ed accessibile solamente attraverso valichi impervi, essendo lo sbocco naturale reso impraticabile dall’orrido che attualmente viene denominato “Via Mala”, lungo il quale fu realizzata l’omonima strada di collegamento con la Valle Camonica solamente dopo il 1860. Le ipotesi intorno al periodo delle primitive coltivazioni hanno qualche fondamento, considerato che è stata accertata la presenza di una colonia romana a Clusone. L’intera area circostante – la Valle del Riso, l’alta Valle Seriana e quindi la Valle di Scalve – è stata caratterizzata dalla presenza di numerosi complessi minerari non solo ferriferi, ma è noto, ad esempio, che nel territorio di Ardesio furono attive anche alcune miniere d’argento. La zona mineraria della Manina, così denominata dall’omonimo valico a quota 1799 s.l.m., che collega Scalve con la Valle Bondione, è situata sui due versanti denominati rispettivamente Blesio e Flesio. Fino al 1927 apparteneva rispettivamente ai comuni di Oltrepovo e di Lizzola. Intorno al 1880 l’area mineraria aveva un’estensione di circa 30 ettari [...]
tratto da: A 1750 metri sul livello del mare Le miniere di Manina, di Agostino Morandi
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Nona di Scalve (1341 m.s.l.m.) ha dato i natali a Giò Gioseffo Piccini.
Così amava definirsi, e si firmava nell’Agosto del 1694, uno dei migliori artisti ai quali la Valle di Scalve ha dato i natali.
Nato a Nona di Vilminore il 12 Novembre 1661, il Piccini crebbe in una famiglia dove evidentemente serpeggiava una notevole " vena artistica ".
Il piccolo Gioseffo, collocato da prima in bottega presso l’intagliatore Capitani di Vilminore, lavorò nel laboratorio di Carlo Ramus, figlio del famoso Giambattista, per poi collaborare con i Fantoni di Rovetta ai quali sono erroneamente attribuite alcune sue opere [...]
tratto da: Giò Gioseffo Piccini, intaliatore di Scalve (Biblioteca Comunale di Vilminore)
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Vilminore di Scalve
Non si conosce purtroppo l’esatta morfologia del territorio di Vilminore fino al termine del primo millennio, ma è certo che la zona aveva un aspetto diverso dall’attuale e che il paese non si trovava dov’è ora.
L’altopiano pressochè orizzontale che si corrisponde dall’una e dall’altra sponda del fiume Dezzo e sul quale sono adagiati i paesi della Valle di Scalve, lascerebbe pensare che "illo tempore" esistesse una grande pianura con il fiume che vi scorreva in mezzo. Terremoti ed immani diluvi sono riportati nelle cronache antiche (come un diluvio in Lombardia nel 586 d.c. ed un terremoto in Valle nel 1222...) e nei rogiti notarili dei secoli XIV° e XV° sono menzionate estesissime frane non ancora rimboschite soprattutto nel territorio di Vilminore. La Frigola fin sotto S. Maria era una sola frana così come Campione ed i Piani della Pieve, sui quali era adagiato l’antico Vicus Minor. In Dezzolo si conserva tradizione di una frana che seppellì la Chiesa antichissima e tra quei materiali, sicuramente di fabbrica, si trovarono pezzi di bronzo: probabilmente franarono le case dell’antica Pieve, quando lì sorgeva il villaggio che diede origine alla costruzione della prima chiesa della Valle. Per questo motivo Dezzolo fu spostato verso mattina.
La Pieve antica deve essere stata distrutta come centro di abitazioni attorno al 1000 (anno in cui si registra tra l’altro una terribile peste) e due secoli dopo Vilminore era già spostato ad ovest, anche se Bolvesto - che si trova sull’orlo dell’insenatura verso Campione - aveva ancora abitazioni nel secolo XVII° (il notaio Corradino Albrici vi possedeva un fondaco nel 1631).
Nel 1195 infatti si fissano i confini del Borgo Franco, che andava dalla Valle di Croce al fossato di Vilmaggiore, seguendo gli orli dei piani di S.Maria, di Bolvesto e della Pieve [...]
tratto da: La storia di vilminore e delle sue contrade (La Gazzetta Comunale)
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La Valle di Scalve
La Valle di Scalve confina con la Valtellina, Valcamonica e Valseriana ed è adagiata sul territorio della Provincia di Bergamo, la Valle si estende per una larghezza di 19 Km tra una cerchia di montagne fra le cui cime spiccano il Massiccio della Presolana (m 2521 ), il Pizzo Tornello (m. 2687), il Cimon della Bagozza ( m 2409) ed il Pizzo Camino ( m 2492). I capoluoghi dei suoi quattro Comuni sono: Azzone, Colere, Schilpario e Vilminore.
Miriam Romelli
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Valbondione
(tratto da: Una valle da vivere tra natura storia e arte. Associazione Sophia, Comune di Valbondione)
Il comune di Valbondione (850-3050 m.s.l.m) si trova 52 km da Bergamo. E' costituito essenzialmente da tre grosse borgate (Fiumenero, Bondioe e Lizzola) e da diversi altri piccoli nuclei quali: Mola, Gavazzo, Dossi, Redorta, Malsana e Valbona, questi ultimi tre frequentati solo nei fine settimana e durante le ferie estive.
Il capoluogo è Bondiole dove si trovano il Comune, la Chiesa Parrocchiale di S.Lorenzo, la farmacia, l'Ufficio turistico, la Biblioteca Civica, le Banche, le Scuole, ecc…Il paese è circondato da prati e boschi nel cuore delle Orobie, ai piedi di alte montagne tra le quali vi sono i 3000 che rappresentano le mete più ambite degli appassionati: Pizzo Coca, Pizzo Redorta e Punta di Scais.
Cinque rifugi alpini (Burnone, Coca, Curò, UEB/Consoli e Barellino) sono raggiungibili dalla Valbondione e costituiscono i punti d'arrivo di escursioni e contemporaneamente basi di partenza per innumerevoli altre gite verso vallate alpine, cime laghetti che ingemmano ed ingentiliscono il paesaggio. Nei boschi, sui pascoli, sulle rocce delle montagne che circondano Valbondione l'escursionista può imbattersi in camosci, stambecchi, lepri, ermellini, marmotte.
Nel cielo a volte può scorgere il volo del gallo forcello, della coturnice e anche quello maestoso dell'aquila reale. Valbondione è anche il paese delle cascate, torrentelli e vallette ne formano innumerevoli scorrendo sugli scoscesi pendii delle montagne: ricordiamo quella che il Bondiole forma a "DUCH", poco sotto Zizzola quella formata dalle valli di Coca e di Fuga, quelle che il Serio forma tra Maslana e Beltrame (Gorgo del Cane e Gorgo dei Fondi) e la più maestosa comunque è quella che il Serio forma a monte di Maslana che si può ammirare solo alcune volte l'anno: l'apertura più importante e tradizionale ha luogo la terza domenica di luglio.
Numerose le bellezze artistiche che il paese conserva nelle sue chiese: rimandiamo in merito a queste, così come per la storia di Valbondione ai numerosi volumi pubblicati in questi ultimi anni.
Bondiole, Lizzola e Fiumenero sono i punti di partenza di escursioni.

Cenni storici
L'attuale comune di Valbondione comprende gli ex comuni di Bondiole (attuale capoluogo), Lizzola e Fiumenero. Le origini dei tre centri non si conoscono. E' probabile che, come la maggior parte dei paesi della nostra valle, essi siano sorti da antiche genti riparate in questi posti poco accessibili per sottrarsi ai massacri e alle rapine delle tribù guerriere.
Il più antico dei borghi dovrebbe essere Lizzola essa ha contrade denominate: Ebondì, Cantone, Casa Oberti, Piazza e Cima case, poco distanti fra loro. A Lizzola vennero valorizzate moltissimo le miniere di ferro, impiegati ai lavori in caverna erano i cosiddetti "Damnata ad Metallam".
Fiumenero, altro centro abitato del Comune di Valbondione, prende il nome dal fiume che lo attraversa confluente nel Serio. La vicinanza del forno di fusione della contrada di Gavazzo e l'esistenza di una fucina di riduzione erano le uniche fonti, che davano lavoro ai 170 abitanti.
Fiumenero fu anche sede di persone ragguardevoli, padroni di quasi tutte le miniere dei dintorni.
Bondione, che dei tre centri è il più importante, sorge al fondovalle su entrambe le sponde del Serio. Anticamente la zona non era come oggi, situata sul fondovalle, ma sulle pendici di Redorta, dove sono tuttora visibili le baite e la famosa chiesa distrutta, pare, da un terremoto.
Malsana, anch'essa in parte distrutta da una frana. Oltre ad un gruppo di baite ristrutturate, si può osservare l'alveo di un antico canale romanico, distrutto nel 1630 da una frana staccatasi dal Monte Pinnacolo. In questa zona si possono inoltre ammirare le famose cascate del Serio 315 metri le più alte d'Italia. In gallerie scavate a scalpello, nelle antiche miniere di Colle e Pomolo, si trovarono scalpelli, punte e mazze di sicura origine romana.
Nel Medioevo, distrutte Redorta e Maslana si cominciò gradualmente la trasmigrazione verso il fondovalle. Il primo documento reperito sul paese di Bondione risale all'agosto 774, riguardante una notifica di Carlo Magno, mediante la quale venivano donati alla canonica di S.Martino di Tours diversi poderi delle Valli di Scalve e Seriana. Del 957 vi è un diploma dell'imperatore Ottone II con il quale si concedevano la Valbondione e tutta la Valeriana in giurisdizione ai vescovi di Bergamo. Poco più tardi, nel 1000, Valbondione passò alle dipendenze di un Console, che la popolazione dovette accettare come suo principe.
Le vicende tra Guelfi e Ghibellini recarono lutti e devastazioni; nel 1361 la pestilenza fece molte vittime. Il 2 ottobre 1427, Valbondione si sottomise spontaneamente alla Repubblica di Venezia, che concesse a tutta la zona grandi privilegi.
Bondiole, Fiumenero e Lizzola furono fedelissimi sudditi della Serenissima. Durante la dominazione veneta, le miniere di ferro della zona furono nuovamente sfruttate su vasta scala, sorsero due forni: uno della contrada detta Torre; in quanto su un grande masso anticamente vi era una torre. l'altro a Gavazzo. Nel 1516 Valbondione entrò a fare parte del "Gran Consiglio di Scalve ", il cui capoluogo era Vilminore. Nel 1795 i Francesi invasero la valle Seriana, con Napoleone furono aggravate le tasse, fu asportata l'argenteria delle Chiese Parrocchiali e fu depredato quanto era possibile portando miseria e fame nella popolazione.
Caduto Napoleone, nel 1815, si passò sotto la dominazione austriaca; in quell'anno scoppiò una tremenda pestilenza, che decimò la popolazione. Neppure la dominazione austriaca fu portatrice di benessere per la popolazione. Il 4 luglio 1859 la popolazione, stanca del governo austriaco, fece domanda d'annessione al Regno di Vittorio Emanuele II. Dal 1870 fino alla guerra mondiale la vita del paese si sviluppò pacifica e tranquilla. in questo periodo si trovò lavoro in paese o nelle vicinanze, in miniera, negli altiforni o nei boschi. L'emigrazione, anche temporanea, era quasi scomparsa. Negli anni '20 si intensificarono i lavori di perforazione e di sbarramento per l'installazione degli impianti, per la produzione d'energia idroelettrica, che terminerà nel 1930 con l'entrata in funzione delle centrale Dossi. Nel 1927 avvenne l'unificazione dei tre comuni.

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