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DEVOZIONE POPOLARE ALLA PASSIONE DI GESU’ IN UN DIPINTO MURALE DI VILMINORE DI SCALVE

Relazione della professoressa Gianfranca Martinenghi Rossetti, Vilminore 4 agosto 2000

L'affresco Presentazione Premessa L'attribuzione
Affresco o dipinto murale? La Vergine e il bambino Le arma Christi
     

La Vergine e il Bambino

La Madonna è raffigurata su un trono ligneo a panchetta , con una cimasa decorata, è regalmente abbigliata e in posizione che esprime la dignità che le proviene dall’essere Madre del Figlio di Dio. Questa sua dignità è da lei vissuta nell’umiltà così adagiato sulle sue ginocchia, come le verrà restituito deposto dalla croce.
L’intenso sguardo rivolto al Bambino e le mani incrociate sul petto esprimono al tempo stesso l’adorazione e l’accettazione. E’ lei stessa ad assumere e a suggerire l’atteggiamento che deve essere anche quello del fedele nel riconoscimento della divinità di Cristo.
Lo splendido Bambino, così dolce nell’espressione del volto e ben indagato nelle tenere carni infantili, si mostra in tutta la sua bellezza e la sua regalità e nella sua vocazione salvifica.
Il pittore insiste su vari particolari per manifestare nella sua pienezza la dignità di questo Bambino. Dietro il caschetto dei biondi capelli pone un’aureola che indica la santità, ma questa, a differenza di quella della Madre, porta iscritta una croce rossa: sin dalla nascita Gesù porta sul capo il segno della croce sulla quale salirà.
Al collo egli porta una collana a due fili di corallo rosso.
Il corallo, fin dall’antichità, era ritenuto simbolo di regalità ed era usato come ornamento delle vesti dei sovrani e dei principi, ad esso erano attribuite particolari virtù terapeutiche e la capacità di assicurare la protezione delle divinità marine. In ambito cristiano il corallo è stato legato al culto del sangue che Gesù ha versato sul Golgota per mezzo del quale ha riscatto dell’umanità.  Il corallo si forma nel fondo del mare, dove ogni sozzurra viene purificata. Il simbolismo è riservato al corallo rosso e a quello rosso venato di bianco, nel quale si vede la presenza del sangue e dell’acqua fuoriusciti dal costato di Cristo squarciato dalla lancia del soldato romano al Calvario.
In particolare nel Medioevo il corallo rosso è simbolo della sovranità di Cristo. Esso è apprezzato anche per la forma dei suoi rametti, che sono spesso a forma di croce. A proposito di questa ultima annotazione, non si può non pensare alla pala di Senigallia di Piero della Francesca, nella quale il piccolo Gesù in braccio alla Madre porta al collo rametto di corallo come pendaglio della collana (1475).
Anche Grunewald in una famosa pala (Stuppach 1517-20) carica di simbologia pone al polso del Bambino un bracciale con un filo di corallo.
Il Bambino di Vilminore porta al collo due fili di corallo rosso, nei quali possiamo cogliere l’allusione alla regalità e alla croce salvifica di Gesù.
Il piccolo Gesù stringe sul petto con la mano destra un uccello con le ali spiegate. L’intervento di restauro ha portato a completare la figura dell’uccello che era fortemente degradata . Il restauratore ha ricostruito le parti mancanti a suo arbitrio ed ha restituito un volatile che è poco riconoscibile quanto a razza.
Premesso che non è una tragedia, perché il simbolismo degli uccelli riferiti a Gesù Bambino hanno una simbologia pressoché analoga, qui si potrebbe fare un’interpretazione particolare, se il volatile restaurato non presentasse sul petto dei tratti rossi, che mi pare di non scorgere nell’immagine del dipinto prima del restauro. Senza questi tocchi rossi, si potrebbe identificare l’uccello con la rondine, se invece i tocchi rossi sono originali, si può indifferentemente pensare al cardellino o al pettirosso. Vediamo le due. possibilità.
Alla rondine è attribuita una ricca simbologia fin dall’antichità egizia, che la identificava con l’anima del defunto e con l’idea della liberazione dopo la morte e della resurrezione; presso i Greci per il suo volo che si leva verso il cielo e per la particolarità del suo grido dolce e pressante, essa era ritenuta simbolo della preghiera. In ambito cristiano la rondine è simbolo della resurrezione di Cristo per il suo ritorno primaverile, che porta il felice risveglio di tutta la natura. Molto presto i cristiani hanno assunto la rondine a emblema del trionfo pasquale del Redentore, vincitore della morte. Una antichissima leggenda armena racconta che la sera del venerdì santo tutte le rondini della Giudea e della Galilea si riunirono intorno alla tomba di Gesù e che all’alba di Pasqua, quando egli risuscitò, tutte, in coppia, partirono ad ali spiegate verso tutti i paesi del mondo per portare la novella ancora sconosciuta: "Surrexit Dominus vere , alleluja!". Le rondini conservano ancor oggi il carattere di annunciatrici di Cristo risuscitato, ad esempio in numerose contrade della Francia.
La rondine, rappresentata con le ali spiegate, forma con le ali e la coda un’immagine simile a quella dell’ancora e la rende simbolo della speranza.
Sulla scorta di questa cultura, se si potesse ritenere che l’uccellino stretto sul petto del Bambino di Vilminore è una rondine, potremmo riferire a questa raffigurazione l’annuncio della resurrezione di Cristo e il simbolo della speranza della resurrezione dei cristiani.
Se dobbiamo intendere che l’uccellino sia invece uno di quelli che le leggende popolari hanno posto intorno al Cristo crocifisso, per alleviarne la sofferenza con la rimozione delle spine dalla corona e il cui petto si è macchiato del sangue di Cristo, la simbologia diventa quella dell’anima liberata e salvata dalla morte del Signore. L’una e l’altra interpretazione sono concordi sul tema della risurrezione di Cristo e della salvezza delle anime.
La mano sinistra del Bambino non è ben leggibile: compromessa dal degrado precedente, non ha trovato precisa ricostruzione nel restauro. Sorge il dubbio se essa sia alzata semplicemente in un gesto naturale, se il gesto sia benedicente con la distensione di tre dita a simboleggiare la Trinità o di due ad indicare verosimilmente la duplice natura di Cristo, o se, considerata l’estensione della mano stessa in forma tondeggiante, non trattenesse un piccolo globo simbolo del mondo, come nel Bambino di Schilpario. Nel secondo e nel terzo caso troveremmo la dichiarazione della Santissima Trinità o della regalità di Cristo sul mondo.
E ancora, il cuscino o culla, sulla quale il Bambino è adagiato, è costruito in modo quanto meno insolito, per la forma ovale o a mandorla, simbolo della divinità, e per la decorazione a raggiera fatta con lingue rosse, che si dipartono dal corpo del Bambino. Anche questi particolari concorrono ad esprimere la cultura dell’artista ed il suo impegno insistente nel dimostrare con abbondanza insolita e quasi eccessiva l’identità del piccolo Gesù come Figlio di Dio, Re, Redentore e Salvatore dell’umanità attraverso la sua passione, morte e resurrezione, già annunciate dall’Antico Testamento e presenti alla sua coscienza dalla sua venuta nel mondo.
Non si deve pensare ad una forzatura in questa lettura, perché è ben noto che la cultura degli artisti, anche se operanti in zone lontane dalle grandi correnti culturali: comprendeva un bagaglio di ricchissime nozioni, derivanti dalla conoscenza dei testi sacri canonici, ma anche di quelli apocrifi e delle leggende popolari.
Se mai siamo noi ad aver perduto la chiave di lettura di questi segni e a doverla faticosamente recuperare per sciogliere gli interrogativi che sorgono di fronte a queste opere.
A questo punto è chiaro che la Madonna adorante in trono non è più soltanto una immagine che propone la maternità divina, ma che racchiude tutto il mistero della salvezza, alla quale anche la Vergine partecipa in larga misura, e che il suo riferimento alle Arma Christi è puntuale e preciso: il Bambino, deposto sulle ginocchia di Maria, che, porta tutti gli attributi del Redentore, altro non è che la prefigurazione del Cristo in pietà, che ha ormai compiuto la Redenzione.