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DEVOZIONE POPOLARE ALLA PASSIONE DI GESU’ IN UN DIPINTO MURALE DI VILMINORE DI SCALVE

Relazione della professoressa Gianfranca Martinenghi Rossetti, Vilminore 4 agosto 2000

L'affresco Presentazione Premessa L'attribuzione
Affresco o dipinto murale? La Vergine e il bambino Le arma Christi
     

L'attribuzione

Questa sera, invece, credo di poter fornire notizie attendibili su quest’opera, che in parte confermano quanto avevo ipotizzato.
Nel primo volume del Quattrocento de "I pittori bergamaschi" edizione Bolis, collana promossa dalla Banca Popolare di Bergamo, a pagina 449, c’è l’illustrazione a colori, che riproduce un dipinto murale di San Giovanni Bianco, frazione Fuipiano, conservato in casa Volpi, un tempo Busi, il quale risulta assai simile al dipinto di Vilminore e che, fortunatamente, conserva i dati che il nostro ha perduto. Infatti reca nel bordo superiore della cornice la data di esecuzione ‘4 novembre 1486’, il nome del committente, di difficile decifrazione perché espresso in forma abbreviata (ma sarebbe da verificare la presenza a Fuipiano di una famiglia Zanche (de Fustinonis) o Zanni, perché tale potrebbe esser il cognome), la preghiera scritta sul sarcofago, che è proprio la lauda legata a questo tipo di raffigurazione definita "Arma Christi", ed anche le indulgenze annesse di ventimila anni e, importantissima, la firma del pittore "Johannes de Avaia pixit", cioè "Giovanni di Averara dipinse". I pittori di Averara erano i Baschenis. Giovanni è un discendente della dinastia di Lanfranco e la sua presenza è documentata dal 1471 al 1503. Il dipinto si trova in un’abitazione indicata nel testo come ‘casa Busi poi Volpi’. Quindi si tratta di un dipinto per la devozione privata.
Nella stessa casa esiste un altro dipinto della Madonna col Bambino in trono tra i santi Francesco e Bernardino da Siena, il quale non ha alcun rapporto di somiglianza con la Madonna ed il Bambino di Vilminore e non è adiacente alle Arma Christi e, per quanto si può rilevare, manca delle cornici a traforo. Un rapporto puntuale con la Madonna di Vilminore si rileva in un dipinto, illustrato a pagina 467 dello stesso volume, che si trova nella chiesa della Natività di Maria a Pellizzano in Val di Sole, sempre di Giovanni Baschenis. Si tratta di un lacerto, affiorante sotto un altro dipinto, dal quale è rilevabile la somiglianza di fisionomia e di atteggiamento della Vergine, che tiene sulle ginocchia il Bambino, del quale son visibili solo il velo su cui posa e le gambette incrociate, molto simili a quello di Vilminore; identica è anche la decorazione del piedistallo del trono. Un altro dipinto di Arma Christi di Giovarmi Baschenis si trova a Dimaro, nella chiesa di San Lorenzo, datato 1488, in cui il gesto delle mani del Cristo, il sarcofago e l’iscrizione sono identici a quelli di Fuipiano.
Altri segni di raffronto riguardano il modo di tracciare le lettere dell’alfabeto ed i numeri (della data 1486, l’1 e il 4 sono assemblati nello stesso modo), la forma del sarcofago, identico anche nell’insolito colore rosso e l’iscrizione su tutta la fronte del sarcofago. Inoltre è puntuale il riferimento all’aureola del Cristo, per la raggiatura rossa su fondo giallo, che si chiude a lobo; la definizione delle palpebre, limitate da linee a semicerchio e l’arcata sopraccigliare molto arcuata; le colature di sangue sul volto e sul petto di Cristo eseguite con la stessa tecnica; l’anatomia del busto del Cristo, con spalle strette e spioventi e la sottolineatura trasversale e alta della muscolatura del torace; l’aureola punzonata della Vergine e la puntinatura o finitura a perline che si rileva lungo i bordi del manto e dei polsi. Il gesto delle mani giunte di Maria è ripreso dal san Giovanni di Fuipiano.
Si deve però anche tener conto del diverso stato di conservazione, soprattutto per le Arma Christi, perché quelle di Fuipiano son rimaste in una casa che non ha cambiato destinazione, non hanno subito scialbo e, soprattutto, il trauma dello stacco.
Per questo a Fuipiano i colori sono molto più vivi, le finiture a secco, particolarmente i fondi bleu, non sono caduti, mentre a Vilminore tanto lo sfondo che l’abito della Vergine hanno perso il bleu e mostrano il fondo nero della preparazione.
Mi pare tuttavia che le osservazioni rilevate siano convincenti e possano consentire di assegnare al catalogo di Giovanni Baschenis anche il dipinto di Vilminore, con una datazione compresa tra le opere datate e sicuramente sue, cioè il 1486 di Fuipiano e il 1488 di Dimaro e il 1491 di Fino del Monte, che è solo un’attribuzione.