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DEVOZIONE POPOLARE ALLA PASSIONE DI GESU’ IN UN DIPINTO MURALE DI VILMINORE DI SCALVE

Relazione della professoressa Gianfranca Martinenghi Rossetti, Vilminore 4 agosto 2000

L'affresco Presentazione Premessa L'attribuzione
Affresco o dipinto murale? La Vergine e il bambino Le arma Christi
     

Affresco o dipinto murale?

Indicando questo manufatto, non l’ho definito "affresco" ma "dipinto murale", perché un esame attento mi ha portato a classificarlo così. Per affresco si intende una pittura eseguita sull’intonaco appena steso, in modo che il colore non crei uno strato superficiale, ma faccia corpo con l’intonaco stesso e sia di conseguenza più duraturo. Se durante la dipintura l’intonaco si asciuga, l’affreschista toglie l’intonaco e lo rifà fresco. A proposito di affreschi, si parla di "giornate", cioè della parte di dipinto che può essere eseguito in un giorno: un affreschista dipinge da uno a due metri quadri di affresco al giorno. Altri artisti adottano una tecnica mista, cioè eseguono la base del dipinto su intonaco fresco e lo completano sull’intonaco già asciutto o in via di asciugatura, denominato "intonaco stanco"; altri ancora dipingono completamente su intonaco asciutto e quindi fanno un dipinto murale, anche se questo manufatto può avere una durata più limitata nel tempo.
La scelta della tecnica mista o della pittura murale nasce da precise esigenze dell’artista, che preferisce sacrificare la durata del manufatto al suo effetto cromatico o a quello delle finiture in rilievo. I colori dell’affresco, proprio perché vengono in parte assorbiti dall’intonaco, sono meno brillanti e squillanti di quelli stesi sull’intonaco stanco o asciutto. La finitura a secco, cioè l'aggiunta di sfumature di colore o di particolari in rilievo, stesi con acqua di calce o latte di calce piuttosto densi o con l’applicazione di cere o pastiglie o pietre colorate o metalli lavorati, creano effetti veristici e suggestivi. Gli uni e gli altri sono però soggetti a "cadute" del colore e delle applicazioni.
Se analizziamo il dipinto di Vilminore, soprattutto confrontandolo con le immagini precedenti allo stacco, possiamo fare due considerazioni interessanti:
l- prima dello stracco i colori erano molto più brillanti;
2- dove il colore è mancante si intravede una base, cioè un colore sottostante, bianco
Questi dati mi avevano portato all'ipotesi, per altro ora non più verificabile, che l’artista amasse molto i colori vivaci e che quindi, sull’intonaco bagnato, abbia applicato una mano di bianco di calce e poi su questa base asciutta abbia steso i suoi colori; asciugati anche questi ha fatto delle finiture in rilievo che si possono individuare nella bordatura a puntini, che corre lungo gli orli del velo e del manto della Madonna. Col passare del tempo, soprattutto a causa dell’umidità, lo strato di colore è caduto nelle zone che mostrano la sottostante base bianca.
Un coloquio con chi ha operato lo stacco e con i restauratori ha chiarito che tutti i segni bianchi evidenti nell'immagine prima dello stacco sono residui di scialbo e non fondo di preparazione. Nel tentativo di operare uno strappo del dipinto, si sono dovute applicare delle colle calde sulla superficie, le quali hanno sciolto la calce della puntinatura e anche lo strato più esterno della finitura colorata. Poiché lo strappo risultava difficile si è operato uno stacco, cioè l’asportazione di tutto l’intonaco dal muro.
Questi interventi hanno avuto come conseguenza una parziale perdita del colore e delle finiture, per cui ora il dipinto, pulito e restaurato, ha tonalità cromatiche più spente.
Tale danno è certo stato messo in conto da chi ha deciso questo intervento, che si è trovato a scegliere tra la perdita del colore ed una prossima perdita dell’intero dipinto.
Recriminare è ormai inutile ed è certamente meglio dedicarsi a godere la bellezza di quanto è rimasto.
Il dipinto ha sofferto nel tempo anche un altro danno, dovuto ad una scialbatura di calce, cioè sopra il dipinto è stata stesa una imbiancatura. Tale operazione veniva compiuta quando un dipinto, perché ormai deteriorato o perché non rispondeva più al gusto del tempo o dei proprietari, veniva nascosto così. Talvolta, dopo un’epidemia, si volevano disinfettare le pareti di un ambiente e si ricorreva all’imbiancatura a calce. Di per sé questa operazione non reca danno agli affreschi, ma se la rimozione dello strato di imbiancatura non viene eseguito da un esperto con grande attenzione o addirittura viene graffiato, la superficie pittorica subisce delle cadute di colore a cui non c’è rimedio. La fotografia del nostro dipinto, quando ancora insisteva sulla parete originale, evidenzia residui di scialbo.
Quindi si deve concludere che questo dipinto non ha avuto una vita facile e pertanto dobbiamo guardarlo con affettuosa comprensione anche nei suoi limiti attuali.
Il dipinto è datato in caratteri gotici, nel bordo superiore della scena di destra; purtroppo, però, è andato perduto il brano di intonaco con l’anno ed è rimasto leggibile soltanto la scritta "XXIII DIC".
Per quanto riguarda l'anno già si è detto nel corso attributivo.
Il dipinto, che misura 197 centimetri di larghezza ed è alto 120 centimetri, racchiude due raffigurazioni: a sinistra la Madonna in trono con il Bambino sulle ginocchia (cm 93 x cm 120) e a destra una scena della passione, comunemente definita "Arma Christi", cioè le armi che hanno determinato la passione del Signore.
Ad un primo sguardo, potrebbe sembrare che le due raffigurazioni siano espressione della devozione alla Vergine e al Cristo, senza però avere tra loro alcun rapporto di significato. Invece, un’attenta lettura, soprattutto della simbologia mariana, rapportata anche ad analoghe soluzioni di altri artisti, testimonia che si tratta della rappresentazione di due momenti significativi della storia della salvezza. Il pittore ha avuto l’accortezza di racchiudere i due riquadri in un’ unica cornice, anche se semplice, per sottolineare questo legame.
Cerchiamo di capire di che si tratta: la scena con la Vergine è un annuncio dell’identità e della missione alla quale Cristo è chiamato; l’altra presenta la realizzazione della missione della salvezza e sollecita la devozione dei fedeli.