LE FASI DI COSTRUZIONE DELLA CALCHERA
di Manfredo Bendotti

La calchéra è la fornace per la cottura del calcare utilizzato per la produzione di calce viva.
Le calchere artigianali erano di due tipi: una per la produzione di una notevole quantità di prodotto, e la seconda era di dimensioni ridotte a motivo della sua postura e della quantità di calcare reperibile entro un limitato raggio, oppure in relazione al trasporto della calce ricavata.

Cercherò in sintesi di spiegare i processi di produzione della calce con l'utilizzo di manufatti di diverse dimensioni e struttura. Personalmente non posso vantare una diretta partecipazione alle diverse fasi; tuttavia le informazioni che seguono sono state ricavate o desunte dai dati fornito da persone anziane che hanno avuto l'opportunità di costruire questi manufatti e di partecipare alle fasi di produzione. Devo anticipare che a volte dalle testimonianze emergono anche informazioni contrastanti. Risulta quindi evidente che non esistevano regole ferree, ma accanto alle consuete modalità di attuazione, l'esperienza poteva suggerire di volta in volta anche particolari modifiche e piccoli accorgimenti.

La produzione della calce viva - alla fine - è un'operazione relativamente semplice; il procedimento viene qui di seguito illustrato:

La calchera di tipo "industriale" si costruisce generalmente quasi tutta sotto terra: si scava nel terreno una buca circolare di circa cinque metri di diametro e si costruisce tutto intorno un muro con pietre e terra. Il manufatto deve avere la forma di botte; naturalmente in questa botte o camicia, come si dice in gergo, si dovranno lasciare una o due aperture in base alla pendenza del terreno.
Se il terreno ha una buona pendenza si fanno due aperture: una alla base che apre ad un cunicolo che verrà utilizzato per lo scarico delle ceneri. Mentre se il terreno è pianeggiante, questa operazione verrà fatta dall'unica apertura posta a circa ottanta centimetri dalla base: servirà per alimentare la camera di combustione, mentre nella prima, questa apertura servirà solo per l'alimentazione. Essendo questa struttura quasi completamente interrata per mantenere il calore, bisogna fare un piccolo corridoio che permetta l'avvicinamento alla bocca di alimentazione dalle dimensioni di circa cinquanta centimetri per novanta.
La calchera costruita in questo modo con pietre a secco, possibilmente non calcaree o calcaree precedentemente semicotte (chiamate ossi) più resistenti ad alte temperature.

Così costruita la calchera è pronta per essere caricata: all'interno viene costruito un muro della larghezza di circa 60 cm. Ovviamente si utilizzano solo sassi di calcare. Questo dovrà essere costruito ad arte, dovendo sopportare un peso notevole. Nello stesso tempo è necessario lasciare fra un sasso e l'altro spazio sufficiente; la fiamma deve espandersi liberamente, producendo una distribuzione omogenea del calore necessario a cuocere il calcare. Questo muro, tutto in tondo, si farà alto circa un metro e venti, verticalmente, quindi, sempre girando in tondo, si inizierà a fare la volta.

Chiusa la volta, che dovrà portare il peso delle pietre che si metteranno sopra, e saranno di dimensione sempre più ridotte, fino ad arrivare a pezzature di 5 o 6 centimetri. Tutte le pietre che verranno caricate sopra la volta dovranno essere inserite a regola d'arte, ma non troppo aderenti, fino alla più piccola pezzatura. Il tutto ha la funzione di un tappo che impedisce la fuga di calore.

La tecnica di costruzione della volta, è piuttosto curiosa e particolare: non si usa una armatura, come per una comune volta, ma si lasciano sporgere le pietre e si carica dietro in modo che non crollino; così facendo, anche a cottura ultimata, in senso inverso si ricupererà la calce viva senza far crollare la volta.
Completata la costruzione del manufatto, si accende il fuoco all'interno della camera di combustione, che dovrà restare ardente fino a cottura ultimata: questo nell'arco di 5 o 6 giorni.
Si userà quasi esclusivamente legna fine in fascine; prima della introduzione nella camera di combustione si taglierà il legaccio. Le fascine dovranno necessariamente avere una dimensione piuttosto ridotta così da poter essere introdotte agevolmente nella camera di combustione.

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Il secondo tipo di calchera, viene utilizzata per la produzione di modeste quantità di calce, per uso prettamente domestico, come ad esempio la tinteggiatura dei locali, oppure in vista della costruzione di un manufatto relativamente piccolo. La struttura di questa calchera differisce da quella di tipo "industriale", come si è già accennato: è più piccola ma anch'essa deve essere possibilmente interrata, allo scopo di mantenere la temperatura necessaria, sempre indispensabile per la buona cottura della pietra calcarea, dalla quale deriva la calce viva.
Questa è composta da due vani: quello inferiore è rotondo, a pareti verticali: ha la funzione camera di combustione iniziale; il vano superiore si realizza con pareti molto inclinate: con questo accorgimento, partendo dal centro verso l'alto, si forma una specie di imbuto con un foro che comunica con la camera sottostante. Mentre nella calchera normale si accende il fuoco e si continua a bruciare per più giorni, per quella piccola si adotta un diverso procedimento: la prima operazione consiste nello stendere uno strato di carbone di legna, quindi uno strato di piccole pietre calcaree (4 o 5 centimetri di spessore); di nuovo carbone e si ripete l'operazione fino al riempimento del grosso imbuto. Dando fuoco alla legna, la fiamma darà inizio alla combustione del carbone: a mano a mano che diventa incandescente, cuocerà le piccole pietre e le trasformerà in calce viva